Messaggio del 25 Aprile 2008
«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»
Ciò che più stupisce nella vita di S. Caterina da Siena non è tanto il ruolo inconsueto che ella ebbe nella storia del suo tempo quanto la maniera squisitamente femminile con cui svolse questo ruolo. Al papa, che ella chiamava col nome di "dolce Cristo in terra", rimproverava lo scarso coraggio e lo invitava ad abbandonare Avignone per fare ritorno a Roma, con parole umanissime come queste: "Su, virilmente, padre! Che io vi dico che non bisogna tremare". A un giovane condannato a morte, che ella accompagnò fin sopra il patibolo, disse nell'ultimo istante: "Giuso! alle nozze, fratello mio dolce! che tosto sarai alla vita durevole".
Quando sedeva a tavola con i suoi discepoli, badava a non urtare le gelosie di qualcuno e non di rado, come fa la madre col bambino permaloso, dava l'imbeccata col proprio cucchiaio a chi si sentiva trascurato da lei. Poi la voce sommessa della donna mutava tono e si traduceva spesso in quell'"io voglio", che non ammetteva tergiversazioni quando erano in questione il bene della Chiesa e la concordie dei cittadini.
Nata a Siena il 25 marzo 1347, ventiquattresima figlia di Giacomo e Lapa Benincasa, Caterina celebrò a sette anni il suo matrimonio mistico con Cristo. Che ciò non fosse il frutto di fantasie infantili, ma l'inizio di una straordinaria esperienza mistica, lo si poté costatare molto presto. A quindici anni Caterina entrava a far parte del Terz'ordine di S. Domenico, iniziando una vita di penitenza di estremo rigore. Per vincere la repulsione verso un lebbroso maleodorante si chinò a baciarne le piaghe.
Analfabeta, cominciò a dettare a vari amanuensi le sue lettere, accorate e sapienti, indirizzate a papi, re, condottieri e umile gente del popolo. Il suo coraggioso impegno sociale e politico suscitò non poche perplessità tra i suoi stessi superiori e dovette presentarsi davanti al capitolo generale dei domenicani, celebrato a Firenze nel maggio del 1377, per rendere conto della sua condotta.
A Siena, nel raccoglimento della sua cella dettò il Dialogo sulla Divina Provvidenza per sciogliere a Dio il suo ultimo canto d'amore. Rispose quindi all'appello di Urbano VI col quale si era schierata dall'inizio del grande scisma, perché il papa la volle a Roma in quel momento di grave confusione. Qui cadde ammalata e attorniata dai suoi numerosi discepoli, ai quali raccomandò soltanto di amarsi gli uni gli altri, rese la sua anima a Dio. Era il 29 aprile 1380: aveva compiuto da un mese trentatrè anni. Fu canonizzata il 29 aprile 1461. Nel 1939 venne dichiarata patrona principale d'Italia insieme con S. Francesco di Assisi. Il 4 ottobre 1970 Paolo VI l'ha proclamata dottore della Chiesa.
Come trovare Dio nella "Blogsfera"
Intervista al padre gesuita Antonio Spadaro
ROMA, mercoledì, 26 aprile 2006 (ZENIT.org).-Antonio Spadaro, S.I., scrittore de “La Civiltà Cattolica”, ha appena pubblicato il libro “Connessioni, Nuove Forme della cultura al tempo di internet” (Pardes Edizioni, Pagine 178, Prezzo: € 13,00).
Messaggio di Medjugorje
25 Aprile 2005
Cari figli,
anche oggi vi invito a rinnovare la preghiera nelle vostre famiglie. Con la preghiera e la lettura della Sacra Scrittura entri nella vostra famiglia lo Spirito Santo che vi rinnoverà. Così diventerete insegnanti della fede nelle vostra famiglia. Con la preghiera e il vostro amore il mondo andrà su una via migliore e l’amore comincerà a regnare nel mondo.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata

OMELIA DEL SANTO PADRE PAOLO VI
13 aprile 1975
Un duplice motivo suscita nel nostro cuore sentimenti profondi e soavi, in questo momento. Primo: la dolce e forte impressione che ci ha lasciato la stupenda pagina del Vangelo di Luca, che or ora abbiamo ascoltata; e sembra ancora a noi che «ci arda il cuore nel petto» mentre ascoltavamo le parole ispirate della Scrittura, le parole stesse di Gesù che ancor oggi risuonano alte nel mondo, annunziate dalla Chiesa. Secondo: l'occasione che qui ci ha tratti: la benedizione, cioè, ad alcune coppie di sposi, che oggi, in questa Basilica di San Pietro, presso l'Altare della Confessione, nella spirituale fioritura del tempo pasquale dell'Anno Santo, si uniranno in matrimonio, celebreranno anzi essi stessi il matrimonio, da Cristo resi ministri del «sacramento grande» (Eph. 5, 32) in virtù dell'ufficio sacerdotale (Cfr. Lumen Gentium, 34) a cui il battesimo abilita il Popolo di Dio. Due momenti, due aspetti, due successioni del nostro incontro odierno; troppo ricchi e inesauribili per poterci soffermare su di essi in modo confacente, e sia pur breve, in questo familiare colloquio; ma meritevoli certo di una comune pausa serena di riflessione.
1. La scena di Emmaus, anzitutto. Troppo nota perché, al solo risentirla, non ci sollevi in cuore immagini e ricordi ormai familiari, che l'arte cristiana di tutti i tempi ha fatto oggetto privilegiato delle sue mirabili, trepide, luminose variazioni. Non ci pare forse che il dubbio dei due discepoli sia stato talvolta anche nostro? Non ci pare forse che la nostra fede sia stata talvolta troppo scarsa e debole, e materiale, come quella di quegli uomini sfiduciati che si attendevano «la liberazione d'Israele» (Luc. 24, 21) in una prospettiva unicamente terrena, senza capire che il Cristo «doveva sopportare queste sofferenze per entrare nella sua gloria» (Ibid. 24, 26)? Quei discepoli di Emmaus siamo noi! Ma solo che anche noi abbiamo orecchi per ascoltare, e cuore per seguire la Parola di Cristo, ecco che Egli viene con noi, si accompagna a noi, si fa nostro amico, nostro sodale lungo la strada, nostro commensale alla tavola della carità fraterna e alla comunione eucaristica; solo che abbiamo una scintilla d'amore, gli occhi si aprono per riconoscere la sua presenza (Cfr. Ibid. 24, 31), e il cuore si accende. «Questo fuoco - dice S. Ambrogio, commentando le parole dei discepoli di Emmaus - questo fuoco illumina l'intimo recesso del cuore» (S. AMBROSII Exp. Ev. sec. Luc. VII, 132). Fratelli! la fede e l'amore vi facciano riconoscere e seguire Cristo, sempre. È la prima, ovvia ma tanto impegnativa riflessione, a cui ci invita il Vangelo.
2. Cristo ci accompagna per la via della vita: ma quale miglior pensiero possiamo lasciare a voi, diletti sposi, quasi come provvista e nutrimento e sostegno nel lungo viaggio, che state per cominciare insieme? Voi rappresentate simbolicamente davanti ai nostri occhi, come davanti a tutta la Chiesa, l'innumerevole schiera di coppie, che con la benedizione di Dio, come voi stamani, hanno posto le fondamenta della loro Chiesa domestica, come il Concilio ha chiamato la famiglia (Lumen Gentium, 11). A voi, a tutte le giovani coppie, a tutte le famiglie cristiane: a tutti coloro che col loro amore, elevato e trasfigurato dalla virtù del sacramento, sono nel mondo la presenza e il simbolo dell'amore reciproco di Cristo e della Chiesa (Cfr. Eph. 5, 22-33) noi ripetiamo oggi: non temete, Cristo è con voi!
Vicino a voi per trasfigurare il vostro amore, per arricchirne i valori già così grandi e nobili con quelli tanto più mirabili della sua grazia; vicino a voi per rendere fermo, stabile, indissolubile, il vincolo che vi unisce nel reciproco abbandono di uno all'altro per tutta la vita; vicino a voi per sostenervi in mezzo alle contraddizioni, alle prove, alle crisi, immancabili certo nelle realtà umane, ma non certo - come vorrebbero talune funeste mentalità teoriche e pratiche - non certo insuperabili, non fatali, non distruttive dell'amore ch'è forte come la morte (Cant. 8, 6), che dura e sopravvive nella sua stupenda possibilità di ricrearsi ogni giorno, intatto e immacolato; vicino a voi per aiutarvi a vincere i pericoli non irreali dell'egoismo, che si annidano nelle pieghe riposte dell'anima per conseguenza della colpa originale, ma che pur sono stati vinti dalla Croce e dalla Risurrezione di Cristo; vicino a voi per farvi sentire la vostra dignità di collaboratori di Dio Creatore, nel trasmettere il dono inestimabile della vita, e di Dio Provvidente, nel rappresentarlo al vivo davanti ai vostri figli nelle tenerezze, nelle cure, nelle sollecitudini che saprete ad essi dedicare con quegli slanci di eroismo che ben conoscono i cuori dei padri e delle madri. Sì, fratelli, sì; davvero «questo sacramento è grande: lo dico di Cristo e della Chiesa» (Eph. 5, 32).
L'ha ben sottolineato ancora il Concilio Vaticano II, quando ha detto: «Come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e di fedeltà, così ora il Salvatore degli uomini e Sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani mediante il sacramento del matrimonio; inoltre rimane con loro perché, come Egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per lei, così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione . . . e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della sublime missione di padre e madre» (Gaudium et Spes, 48). Così, fratelli, così: sia questo il vostro programma, sia questa la vostra ambizione: con Gesù in cammino con voi per le vie faticose e imprevedibili della vita; con Gesù seduto alla tavola del vostro pane quotidiano duramente ma serenamente guadagnato, possiate fare della vostra esistenza a due una luce, una missione, una benedizione. È quanto invochiamo per voi, e per tutti i coniugi cristiani, durante la Messa; ed è l'augurio che vi facciamo con intenso affetto paterno.
Ci vuole così poco a confondere le coscienze dei piccoli. Bastano poche parole di dubbio passate come verità di morale, soprattutto se affermate da una persona che all’interno della Chiesa di Cristo ha avuto un ruolo importante ed ha anche rischiato di diventare Papa, per far traballare definitivamente la fede di molti. È una grande responsabilità che si è assunta S.E.
Io stamattina ho provato ha leggere questo dialogo tra S.E. Martini e il neo senatore dei DS il Dott. Marino. Ma ho solo provato, poi ho lasciato perdere. Infatti cosa può aggiungere alla mia fede un cardinale che per diverse volte dice di non poter rispondere perché non competente in materia, o che è buana regola astenersi innanzi tutto dal giudicare o che la momento non saprei cosa rispondere. Io risponderei che se una personalità di questo peso, un principe della chiesa, un uomo vestito della porpora rossa come il colore del sangue dei martiri non sa cosa rispondere è meglio che stia zitto. E che stia zitto in ginocchio di fronte alla Croce che è la risposta a tutti i dubbi dell’umanità.
Un dubbio però questo dialogo me lo ha chiarito. Ora so perché lo Spirito Santo nella scelta del Successore di Pietro ha scelto Ratzinger invece che Martini. La Chiesa oggi ha la necessità di essere guidata da un uomo che si lascia guidare dallo Spirito e che quando parla dà certezze non dubbi anche quando le certezze sono dure da accettare e contro corrente, contro la corrente del “mondo”. Del resto prima di lui anche Cristo Gesù non ha avuto dubbi a scegliere la Croce per se e per i suoi seguaci.
Rispondo sottolineando intanto un primo punto: si deve innanzitutto dire che occorre leggere la Sacra Scrittura non come un qualunque libro storico, come leggiamo, ad esempio, Omero, Ovidio, Orazio; occorre leggerla realmente come Parola di Dio, ponendosi cioè in colloquio con Dio. Si deve inizialmente pregare, parlare con il Signore: “Aprimi la porta”. E’ quanto dice spesso sant’Agostino nelle sue omelie: “Ho bussato alla porta della Parola per trovare finalmente quanto il Signore mi vuol dire”. Questo mi sembra un punto molto importante. Non in un clima accademico si legge la Scrittura, ma pregando e dicendo al Signore: “Aiutami a capire la tua Parola, quanto in questa pagina ora tu vuoi dire a me”.
Un secondo punto è: la Sacra Scrittura introduce alla comunione con la famiglia di Dio. Quindi non si può leggere da soli la Sacra Scrittura. Certo, è sempre importante leggere la Bibbia in modo molto personale, in un colloquio personale con Dio, ma nello stesso tempo è importante leggerla in una compagnia di persone con cui si cammina. Lasciarsi aiutare dai grandi maestri della “Lectio divina”. Abbiamo, per esempio, tanti bei libri del Cardinale Martini, un vero maestro della “Lectio divina”, che aiuta ad entrare nel vivo della Sacra Scrittura. Lui che conosce bene tutte le circostanze storiche, tutti gli elementi caratteristici del passato, cerca però sempre di aprire anche la porta per far vedere che parole apparentemente del passato sono anche parole del presente. Questi maestri ci aiutano a capire meglio ed anche ad imparare il modo in cui leggere bene la Sacra Scrittura. Generalmente, poi, è opportuno leggerla anche in compagnia con gli amici che sono in cammino con me e cercano, insieme con me, come vivere con Cristo, quale vita ci viene dalla Parola di Dio.
Un terzo punto: se è importante leggere la Sacra Scrittura aiutati dai maestri, accompagnati dagli amici, i compagni di strada, è importante in particolare leggerla nella grande compagnia del Popolo di Dio pellegrinante, cioè nella Chiesa. La Sacra Scrittura ha due soggetti. Anzitutto il soggetto divino: è Dio che parla. Ma Dio ha voluto coinvolgere l’uomo nella sua Parola. Mentre i musulmani sono convinti che il Corano sia ispirato verbalmente da Dio, noi crediamo che per la Sacra Scrittura è caratteristica - come dicono i teologi – la “sinergia”, la collaborazione di Dio con l’uomo. Egli coinvolge il suo Popolo con la sua parola e così il secondo soggetto – il primo soggetto, come ho detto, è Dio – è umano. Vi sono singoli scrittori, ma c’è la continuità di un soggetto permanente - il Popolo di Dio che cammina con la Parola di Dio ed è in colloquio con Dio. Ascoltando Dio, si impara ad ascoltare la Parola di Dio e poi anche ad interpretarla. E così la Parola di Dio diventa presente, perché le singole persone muoiono, ma il soggetto vitale, il Popolo di Dio, è sempre vivo, ed è identico nel corso dei millenni: è sempre lo stesso soggetto vivente, nel quale vive la Parola.
Così si spiegano anche molte strutture della Sacra Scrittura, soprattutto la cosiddetta “rilettura”. Un testo antico viene riletto in un altro libro, diciamo cento anni dopo, e allora viene capito in profondità quanto non era ancora percepibile in quel precedente momento, anche se era già contenuto testo precedente. E viene riletto ancora nuovamente tempo dopo, e di nuovo si capiscono altri aspetti, altre dimensioni della Parola, e così in questa permanente rilettura e riscrittura nel contesto di una continuità profonda, mentre si succedevano i tempi dell’attesa, è cresciuta la Sacra Scrittura. Infine, con la venuta di Cristo e con l’esperienza degli Apostoli la Parola si è resa definitiva, così che non vi possono più essere riscritture, ma continuano ad essere necessari nuovi approfondimenti della nostra comprensione. Il Signore ha detto: “Lo Spirito Santo vi introdurrà in una profondità che adesso non potete portare”.
Quindi la comunione della Chiesa è il soggetto vivente della Scrittura. Ma anche adesso il soggetto principale è lo stesso Signore, il quale continua a parlare nella Scrittura che è nelle nostre mani. Penso che dobbiamo imparare questi tre elementi: leggere in colloquio personale con il Signore; leggere accompagnati da maestri che hanno l’esperienza della fede, che sono entrati nella Sacra Scrittura; leggere nella grande compagnia della Chiesa, nella cui Liturgia questi avvenimenti diventano sempre di nuovo presenti, nella quale il Signore parla adesso con noi, così che man mano entriamo sempre più nella Sacra Scrittura, nella quale Dio parla realmente con noi, oggi.