Messaggio del 25 Aprile 2008
«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»
Giovanni, detto il "battezzatore", è figlio di Zaccaria e di Elisabetta, entrambi di stirpe sacerdotale. Sappiamo, dalle parole dell'angelo Gabriele, che Giovanni (il cui nome significa "Dio è propizio") è concesso ai due coniugi in età avanzata. Già vaticinato nella Scrittura come precursore del Messia, Giovanni incarna il carattere forte di Elia. La sua missione infatti rassomiglierà "nello spirito e nella potenza" a quella del profeta Elia, inviato a preparare "un popolo perfetto" per l'avvento del Messia. Il nascituro avverte la presenza di Gesù "sobbalzando di gioia" nel seno materno in occasione della visita di Maria alla cugina Elisabetta. Inviato da Dio a "raddrizzare le vie del Signore", fu santificato dalla grazia divina prima ancora che i suoi occhi si aprissero alla luce. "Ecco - dice Elisabetta "ripiena di Spirito Santo" a Maria - appena la voce del tuo saluto ha colpito i miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio seno".
Secondo la cronologia suggerita dall'angelo Gabriele ("questo è il sesto mese per Elisabetta"), la nascita del precursore è stata fissata dalla Chiesa latina tre mesi dopo l'Annunciazione e sei mesi prima del natale. La celebrazione della natività del Battista è, con quella della nascita di Gesù e di Maria, la sola festività liturgica che la Chiesa dedica alla nascita di un santo. S. Giovanni Battista, scelto a patrono da ben sessantasei città e paesi italiani, è il primo santo venerato nella Chiesa universale con una festa liturgica particolare, in data antichissima. S. Agostino ci dice che il santo era commemorato il 24 giugno nella Chiesa africana.
Altrettanto antica è la celebrazione della vigilia del santo, conosciuta già dal Sacramentario Leoniano, soppressa soltanto dal nuovo calendario. Ciò testimonia del grande interesse che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo da essere da lui definito "il più grande tra i nati di donna".
Nella storia della Redenzione, il Battista è tra le personalità più singolari: è l'ultimo profeta e il primo apostolo, in quanto precede il Messia e gli rende testimonianza. "È più che un profeta. — disse ancora Gesù — Egli è colui del quale sta scritto: Ecco io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, per preparare la tua via dinanzi a te". Fustigatore dell'ipocrisia e del malcostume, pagò col martirio il rigore morale che egli non solo predicava, ma metteva in pratica, senza cedimenti anche di fronte alla minaccia di morte. Il 29 agosto la Chiesa ricorda con una seconda celebrazione liturgica il martirio del Battista, protòtipo del monaco e del missionario.
| "Razza di deficienti!" (aveva ragione Asimov) |
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| "Proprio chi, come cristiano, crede nello Spirito Creatore, prende coscienza del fatto che non possiamo usare ed abusare del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; che dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così un giardino dell'uomo. Di fronte alle molteplici forme di abuso della terra che oggi vediamo, udiamo quasi il gemito della creazione di cui parla san Paolo (Rm 8, 22); cominciamo a comprendere le parole dell'Apostolo, che cioè la creazione attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio, per essere resa libera e raggiungere il suo splendore." (Discorso di S. S. Benedetto XVI ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, 3 giugno 2006). |
| Non si tratta qui di ecologismo, ma di responsabilità verso il creato. Un breve racconto di Isaac Asimov potrebbe farci da guida. Il grande Registratore Galattico, Naron, dell’antichissima razza di Rigel, riceve un giorno un messaggero che gli comunica una richiesta. Naron svolge il suo lavoro con due registri: il primo vastissimo, nel quale sono segnate tutte le innumerevoli razze di tutte le galassie che hanno sviluppato una forma di intelligenza; il secondo molto più piccolo, al quale sono ammessi solo i popoli che hanno raggiunto la maturità. Il messaggero dunque entra da Naron e gli segnala che una nuova razza ha raggiunto la maturità; essa abita su un pianeta chiamato “Terra”. Con la sua scrittura fluente, Naron scrive il nome dei Terrestri sul primo libro, per poi trasferirlo sul secondo. Chiede poi al messaggero qualche informazione; viene così a sapere che i Terrestri hanno avuto una evoluzione velocissima, e che da poco hanno scoperto l’energia termonucleare; però non hanno ancora tentato le vie dello spazio. Naron è stupefatto: ma dove si svolgono allora le prove, le esplosioni sperimentali delle bombe atomiche? “Sul loro pianeta”, è la risposta del messaggero. Naron si drizza in tutti i suoi sei metri di altezza, prende la penna e cancella con un tratto dal libriccino il nome dei Terrestri, borbottando: “Razza di deficienti!” La polemica antinucleare di Asimov, vivissima nei primi anni Settanta quando il breve racconto è stato scritto, si accompagna al tema del giudizio, che presuppone una saggezza sovrumana, un criterio, un Giudice cui la Terra è sottoposta. Se oggi Asimov fosse vivo, probabilmente la sua attenzione si appunterebbe su nuovi angosciosi esperimenti: le manipolazioni genetiche, il rischio che l’umano venga sfigurato e sconvolto. Ecco – chiedendo venia al “Good Doctor”, Isaac Asimov – come il racconto potrebbe essere riscritto: |

