TOTUS TUUS

Messaggio del 25 Aprile 2008

«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

Chi sono

Blogger: ggraceffa
Nome: giovanni graceffa
Un uomo felice, benedetto dal Signore, con una vita felice, allietata da una fantastica moglie e un meraviglioso figlio, nato il mio stesso giorno di trenta anni dopo, ed una stupenda figlia che il Cielo ci ha da poco donato per completare la nostra gioia.

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sabato, 30 settembre 2006

Uno scrittore spagnolo ha scritto: « il mondo va male perché ci sono più battaglie che preghiere ». Cerchiamo che ci siano più preghiere e meno battaglie.

Giovanni Paolo I all'Angelus del 3 sett. 1978

Domani domani cominicia il mese Mariano di Ottobre, il mese del Rosario tanto caro alla Madonna come ci disse nel messaggio del 25 agosto 1997.
Rimettiamo questo mondo a posto con la preghiera umile del Rosario.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:27 | link | commenti (3)
categorie: chiesa, papa, santo rosario, meditazioni, cattolicesimo, iniziative di preghiera
venerdì, 29 settembre 2006

Trattato della Vera Devozione a Maria:

Dio Padre vuol avere figli per mezzo di Maria sino alla fine del mondo e le dice: "Fissa la tua tenda in Giacobbe" (Sir 24,13), e cioè fissa la tua dimora e residenza tra i miei figli e predestinati, simboleggiati da Giacobbe, e non tra i figli del demonio e i riprovati, raffigurati da Esaù.

Come nella generazione naturale e fisica c'è un padre ed una madre, così nella generazione soprannaturale e spirituale c'è un padre che è Dio e una madre che è Maria. Tutti i veri figli di Dio e predestinati hanno Dio per padre e Maria per madre; e chi non ha Maria per madre non ha Dio per padre. Per questo i reprobi, come gli eretici, gli scismatici, ecc., che odiano o considerano con disprezzo o indifferenza la santissima Vergine, non hanno Dio per padre - anche se se ne vantano -, appunto perché non hanno Maria per madre. Se l'avessero per madre, l'amerebbero e onorerebbero come un autentico figlio ama naturalmente ed onora la madre che gli ha dato la vita.

Il segno infallibile e inequivocabile per distinguere un eretico, un uomo di cattiva dottrina, un reprobo da un predestinato, è che l'eretico e il reprobo hanno solo disprezzo o indifferenza per la santissima Vergine e si studiano con le loro parole ed esempi di diminuirne il culto e l'amore, apertamente o di nascosto, talvolta sotto speciosi pretesti. Ahimè! Dio Padre non disse a Maria di fissare la sua tenda fra loro, perché sono degli Esaù.

Dio Figlio vuole formarsi e, per così dire, incarnarsi ogni giorno nelle sue membra per mezzo della sua diletta madre e le dice: "Prendi in eredità Israele" (Sir 24,13). Come se dicesse: Dio, mio Padre, mi ha dato in eredità tutte le nazioni della terra, tutti gli uomini buoni e cattivi, predestinati e reprobi. Ed io li condurrò, gli uni con scettro d'oro, gli altri con scettro di ferro; degli uni sarò il padre e l'avvocato, degli altri il giusto vendicatore e di tutti il giudice. Tu, invece, mia cara madre, tu avrai in eredità e in possesso solo i predestinati, raffigurati da Israele. Come madre buona li darai alla luce, nutrirai e farai crescere; come sovrana li guiderai, governerai e difenderai.

"L'uno e l'altro è nato in essa" (Sal 87,5), dice lo Spirito Santo. Secondo la spiegazione di alcuni Padri, il primo uomo nato da Maria è l'Uomo-Dio, Gesù Cristo; il secondo è un semplice uomo, figlio per adozione di Dio e di Maria. Ora, se Gesù Cristo, Capo degli uomini è nato da lei, anche i predestinati, che sono le membra di questo Capo, debbono per necessaria conseguenza nascere da lei. Una stessa madre non dà alla luce la testa o il capo senza le membra, né le membra senza la testa: diversamente si avrebbe un mostro di natura. Così nell'ordine della grazia, il capo e le membra nascono da una stessa madre. E se un membro del corpo mistico di Gesù Cristo, cioè un predestinato, nascesse da un'altra madre che non sia colei che ha generato il Capo, non sarebbe un predestinato, né un membro di Gesù Cristo, ma un mostro nell'ordine della grazia.

Tratto da: http://it.groups.yahoo.com/group/innamorati_di_maria

pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:49 | link | commenti
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giovedì, 28 settembre 2006

Da Papa riusci solo a farci intrevedere e gustare il volto umano, mite ed umile della Chiesa che lo Spirito santo gli consegno  per soli  per soli 33 giorni.



ecco un breve passaggio della sua ultima preghiera del Regina Coeli del 24 sett 1978

La gente talvolta dice: « siamo in una società tutta guasta, tutta disonesta ». Questo non è vero. Ci sono tanti buoni ancora, tanti onesti. Piuttosto, che cosa fare per migliorare la società? Io direi: ciascuno di noi cerchi lui di essere buono e di contagiare gli altri con una bontà tutta intrisa della mansuetudine e dell'amore insegnato da Cristo. La regola d'oro di Cristo è stata: « non fare agli altri quello che non vuoi fatto a te. Fare agli altri quello che vuoi fatto a te. Impara da me che sono mite e umile di cuore ». E lui ha dato sempre. Messo in croce, non solo ha perdonato ai suoi crocefissori, ma li ha scusati. Ha detto: « Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno ». Questo è cristianesimo, questi sarebbero sentimenti che messi in pratica aiuterebbero tanto la società.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 11:45 | link | commenti (3)
categorie: chiesa, spiritualità, cattolicesimo, storie di santi
mercoledì, 27 settembre 2006

Messaggio del 25 settembre 2006
 
 Il simulacro della Madonna nel Santuario di Medjugorje

"Cari figli, anche oggi sono con voi e vi invito tutti alla conversione totale. Decidetevi per Dio, figlioli, e troverete in Dio la pace che cerca il vostro cuore. Imitate la vita dei santi; che vi siano d’esempio, ed io vi stimolerò fino a quando l’Altissimo mi permette di essere con voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:34 | link | commenti (4)
categorie: medjugorje, messaggio da medjugorie
sabato, 23 settembre 2006

Mentre i nostri fratelli maggiori ebrei celebrano la loro festa del capodanno, che è anche una festa in un certo senso penitenziale, noi cattolici oggi festeggiamo uno dei santi che è stato l'emblema dello spirito Penitenziale cattolico. Infatti celebriamo l'anniversario della nascita al cielo di Padre Pio da Petralcina. Un Santo che io ho scoperto da relativamente poco ed a farmelo scoprire è stato il mio Filippo. Può sembrare strano ma questo bimbo fin dai primi giorni della sua vita è stato uno dei figli prediletti di Padre Pio. Ricordo ancora oggi con nitidezza quando a circa sette mesi di età pronunciò distintamente il nome del Santo "Pio". Io e mia moglie eravamo increduli ma ogni volta che gli facevamo vedere l'immaginetta del Santo, lui ripeteva il nome chiaramente (ed in effetti Filippo ha sempre parlato chiaramente sin da subito). Non papà ma "Pio" fu la sua prima parola. Un pò geloso di questo lo sono ...(in senso buono), e Padre Pio non me ne voglia, ma anche tranquillo perchè so che lui è sotto il manto di un così grande protettore. Anche la piccola che si appresta a nascere, questione di giorni ormai, è sotto l'ombra protettiva di Padre Pio, infatti il suo nome è MariaPia.
Per la mia famiglia oggi è un grande giorno di festa. Ringrazio Padre Pio per tutto quello che fa per noi, per la sua costante protezione e per la sua intercessione per noi e per questa bimba che si appresta a nascere.



 

Innalzerò forte la mia voce a Lui e non desisterò

Dalle Lettere del B. Pio da Pietrelcina (Lett. 500; 510; Epist. I, 1065; 1093-1095, Ediz. 1992).
In forza di questa obbedienza mi induco a manifestarvi ciò che avvenne in me dal giorno cinque a sera, a tutto il sei del corrente mese di agosto 1918.
Io non valgo a dirvi ciò che avvenne in questo periodo di superlativo martirio. Me ne stavo confessando i nostri ragazzi la sera del cinque, quando tutto di un tratto fui riempito di un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che mi si presenta dinanzi all’occhio della intelligenza.
 
Teneva in mano una specie di arnese, simile ad una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata, e sembrava che da essa punta uscisse fuoco. Vedere tutto questo ed osservare detto personaggio scagliare con tutta violenza il suddetto arnese nell’anima, fu tutto una cosa sola. A stento emisi un lamento, mi sentivo morire. Dissi al ragazzo che si fosse ritirato, perché mi sentivo male e non sentivo più la forza di continuare.
Questo martirio durò, senza interruzione, fino al mattino del giorno sette. Cosa io soffrii in questo periodo sì luttuoso io non so dirlo. Persino le viscere vedevo che venivano strappate e stiracchiate dietro di quell’arnese, ed il tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel giorno in qua io sono stato ferito a morte. Sento nel più intimo dell’anima una ferita che è sempre aperta, che mi fa spasimare assiduamente.

Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi domandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa tua meschina creatura!

Era la mattina del 20 dello scorso mese di settembre, in coro, dopo la celebrazione della santa messa, al­lorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione dei tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno.

E mentre tutto questo si andava operando mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto.
 
La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore gitta assiduamente del sangue, specie dal Giovedì a sera sino al Sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione. Mi farà questa grazia Gesù che è tanto buono?

Toglierà almeno da me questa confusione che io esperimento per questi segni esterni? Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dallo scongiurarlo, affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore, perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni, che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile.
 
Il personaggio di cui intendevo parlare nell’altra mia precedente non è altro che quello stesso di cui vi parlai in un’altra mia, visto il 5 agosto. Egli segue la sua operazione senza posa, con superlativo strazio dell’anima. Io sento nell’interno un continuo rumoreggiare, simile ad una cascata, che gitta sempre sangue. Mio Dio! È giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami al fine misericordia. Domine, ti dirò sempre col tuo profeta: Domine, ne in furore tuo arguas me, neque in ira tua corripias me! (Ps 6, 2; 37, 1). Padre mio, ora che tutto il mio interno vi è noto, non isdegnate di fare giungere sino a me la parola del conforto, in mezzo a sì fiera e dura amarezza.

Fonte: Maranatha.it

pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:18 | link | commenti
categorie: chiesa, cattolicesimo, storie di santi

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Felice anno nuovo, ai fratelli maggiori Ebrei.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:52 | link | commenti
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mercoledì, 20 settembre 2006

Questo post lo avrei dovuto pubblicare domani 21 settembre 2006, ma non potendo essere presente lo anticiperò ora. E' troppo importante ricordare la memoria di quest'uomo che sacrificò la sua vita per la Giustizia e per lo Stato Italiano. Lo scorso anno sono stato a portare una rosa sulla stele che ricorda il suo sacrificio, è a pochissimi chilometri da dove abito io e percorrendo la 640 ci passo svariate volte accanto e sempre mi commuovo e gli rivolgo un pensiero. Il ricordo di quest'uomo lo prendo dal sito dei Gesuiti

Martire della giustizia

Rosario Livatino: un giovane, un giudice, un cristiano. Non un santo a tutti i costi, non un superuomo, ma un uomo come mille altri. Innamorato della vita, della giustizia, della verità. Eroe per caso nella terra dei limoni e dei carretti, della lupara e del tritolo mafioso,

Rosario Livatino (1952-1990)

Uno dei cosiddetti "giudici ragazzini" chiamati a fronteggiare "Cosa nostra". L’Italia lo conobbe dalle pagine dei giornali soltanto all’indomani della sua morte, avvenuta il 21 settembre 1990, mentre percorreva la statale 640 per recarsi ai lavoro presso il Tribunale di Agrigento. Dopo il barbaro assassinio, la sua figura ha cominciato a distinguersi nell’immaginario di chi vive nell’Italia di oggi ma ne sogna una diversa.

Un servitore dello Stato. "Un martire della giustizia e, indirettamente, anche della fede..."", come ha detto di lui Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio del 1993.

Un giovane, un giudice, un cristiano

Da Canicattì tutte le mattine raggiungeva la sede del Tribunale, ad Agrigento, una manciata di chilometri percorsi in automobile. Prima di entrare in ufficio, la visita puntuale alla chiesa di S. Giuseppe, vicino al Palazzo di Giustizia, dove si fermava a pregare.

Lo ricorda bene mons. Giuseppe Di Marco, vicario diocesano, allora parroco, che molte volte si era domandato chi fosse quel giovane così raccolto, concentrato nelle sue preghiere.

"Non sapevo chi fosse, avevo solo capito che era un magistrato… Rimaneva per un po’ e poi se ne andava in silenzio. Solo dopo la tragedia, quando ho visto la sua foto sul giornale, ho capito chi era".

I casi più difficili del suo lavoro di giudice, Rosario li risolveva lì, ai piedi dell’altare, la mattina prima di entrare in Tribunale. Lì Saro invocava l’assistenza dello Spirito Santo per poter giudicare con retto giudizio, per scegliere ciò che era meglio da farsi "e scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare…", aveva scritto.

Alla Procura di Agrigento il lavoro era sempre tanto e lui non si tirava mai indietro. Restava in ufficio anche quando non c’era più nessuno. Scrupoloso, il giorno di ferragosto non esitò una volta a presentarsi in Procura solo per poter firmare un ordine di scarcerazione, così da non lasciare neppure un’ora di più in prigione un imputato.

Lavorava infaticabilmente, senza alcuna smania di protagonismo, senza ostentazione. Rifuggiva, anzi, con ogni mezzo la notorietà. Una volta, in occasione di un’udienza piuttosto movimentata, con molti cronisti e fotografi, si nascose dietro un carabiniere per non essere immortalato ("Sono in tribunale per lavorare…", si schermì).

Il cugino Alessandro Livatino: "Rosario era schivo non solo di onori, ma anche di feste, di riunioni rumorose e frastornanti. La sua era una missione e un missionario deve avere una sola meta, tendere ad un solo traguardo. Lavoratore metodico ed instancabile, partiva ogni mattina dalla modesta casa paterna con una normale utilitaria (e poteva permettersi, per rango sociale e per la funzione che esercitava, molto di più!), lavorava con fervore, attenzione e lucidità sui fascicoli giudiziari: carte che spesso portava a casa, per ristudiarle sino a tarda sera, anche di notte."

Rosario Livatino a 3 anni e nella piena maturità:
una limpidezza di sguardo inalterata, riflesso di un'anima
costantemente unita al Signore, nutrita della Sua Parola.

Il suo profondo senso del dovere messo al servizio della giustizia ne fa una specie di missionario: il "missionario" del diritto.

La preghiera mattutina, la visita a Gesù nella chiesa accanto al Palazzo di Giustizia, il lavoro indefesso al Tribunale di Agrigento fino a sera inoltrata, la visita a qualche bisognoso. Rosario era così.

Un viso dai lineamenti dolci, il sorriso appena accennato, i capelli neri pettinati con la riga di lato. Gli occhi scuri e fondi; lo sguardo fermo, penetrante. Un fisico minuto, da adolescente. Semplice e austero. Sobrio persino nel vestire: giacca e cravatta anche in piena estate, che non è facile da sopportare col caldo isolano.

"Impegnato nell’Azione Cattolica, assiduo all’eucaristia domenicale, discepolo del crocifisso", sintetizzò nell’omelia delle esequie mons. Ferraro, fotografandolo con pochi rapidi tratti. Uomo di legge, uomo di Cristo."

Rosario conosce sant’Agostino, il De vera religione: come per il vescovo africano, anche per lui non c’è contraddizione alcuna tra fede e ragione (e Dio sa quanto la ragione, il raziocinare logico, sia preponderante nella mentalità tipicamente "cartesiana" dei siciliani), perché entrambe vanno alla ricerca di Dio.

Rosario ha una_profonda conoscenza delle Sacre Scritture, dei Documenti conciliari, della Patristica. Il suo è un cristianesimo che si nutre di studio, di letture meditate, di riflessione. È un uomo di preghiera, e la preghiera è il cuore delle sye giornate, è la guida che informa la sua vita e che, parafrasando il grande mistico spagnolo san Giovanni della Croce, la trascina "verso il centro che è Dio, e fa discendere dei gradini sempre più profondi..."

La madre Rosalia testimonia: "In casa ha sempre respirato aria di convinta religiosità, ma soprattutto su di lui hanno influito i docenti di religione, sacerdoti di altissimo livello dottrinale e spirituale. Per la sua formazione personale sono stati importantissimi. Rosario, inoltre, credeva tanto nella forza della preghiera: la sua giornata iniziava e si concludeva con la lode al Signore (1)

Ida Abate, riflettendo sull’esperienza spirituale del suo allievo, afferma: "Quando e come Rosario sia passato dalla riflessione sul divino che risiede nell’uomo e che, secondo Seneca, è soltanto interior, alla fede incondizionata nel Dio della Rivelazione cristiana, immanente nell’uomo e nella storia "più intimo della parte più intima" (sant’Agostino, Le Confessioni, III, 2: ndr), personalissimo e insieme trascendente, non è dato sapere" (2).

Rosario Livatino (indicato dalla freccia) tra i compagni
del III Liceo Classico, nel 1971.

Il passaggio ha coinciso comunque con la scoperta che saremo tutti, indistintamente, giudicati sull’amore. Non sulla ricchezza, sull’intelligenza, sulle capacità personali o su altre cose, ma soltanto sull’amore. Il banco di prova è, e resta, la carità. Ed è un concetto questo su cui, come abbiamo visto, Rosario torna spesso: la carità nel giudicare, la carità nella verità, la carità che è sorella della contrizione, figlia dell'umiltà.

Basta andarsi a rileggere il testo di "Fede e diritto": la carità è tutto. Sembra di risentire le belle parole di san Paolo ai Corinzi, nell’inno all’agape, che "non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ ingiustizia, ma si compiace della verità..." (1 Cor 13,5-6).

"Il magistrato - scriveva ancora Livatino - deve, nel momento del decidere, dimettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia; deve avvertire tutto il peso del potere affidato nelle sue mani... disposto e proteso a comprendere l’uomo che ha di fronte e a giudicarlo senza atteggiamento da superuomo, ma anzi con costruttiva contrizione".

Un filosofo non credente come Ludwig Wittgenstein ha scritto nei suoi Diari che il cristianesimo "non è una dottrina, non è una teoria di ciò che è stato e di ciò che sarà nell’anima umana, ma è la descrizione di un evento reale nella vita dell’uomo". Orbene, se questo evento non si incarna, se non trova realizzazione nella vita pratica, concreta, di tutti i giorni, se non diventa carne e sangue restando soltanto sul piano teorico, delle idee, dei bei proclami, che senso avrebbe?

"I laici", si afferma nella costituzione dogmatica Lumen gentium, "sono chiamati da Dio a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico e in questo modo a manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro vita..." (n. 31).

Rosario aveva voluto che nell’aula delle udienze vi fosse sempre un crocefisso, come richiamo di carità e rettitudine. Inoltre egli teneva un crocefisso anche sul suo tavolo, insieme con una copia del Vangelo. Il Vangelo era tutto annotato, segno che doveva frequentarlo piuttosto spesso, almeno quanto i codici, strumenti quotidiani del suo lavoro.

"Dalla soddisfazione di sé del 'buon cattolico' che compie i suoi doveri, legge un buon giornale, vota bene eccetera, ma che per il resto fa ciò che gli aggrada, vi è un lungo cammino", ha detto Edith Stein, "per arrivare a una vita che sia nelle mani e venga dalle mani di Dio, con la semplicità del bambino e l'umiltà del pubblicano. Ma chi ha percorso una volta quel cammino, non tornerà più indietro…" (3).

Di Rosario tante cose si sono conosciute soltanto dopo la morte, come ad esempio, della sua carità, del suo amore per gli ultimi, per i poveri. Ogni mese, in segreto, consegnava una somma di denaro a persone che versavano in stato di indigenza, e lui lo sapeva; puntuale e sempre in incognito, faceva pure la spesa per alcuni di essi, soccorrendo alle loro prime necessità.

Quando è morto, il custode dell’obitorio piangeva ricordando tutte le volte che lo aveva visto pregare accanto a cadaveri di individui di cui egli ben conosceva la fedina penale, pregiudicati nei quali si era imbattuto svolgendo il suo lavoro di sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento; nei loro confronti, egli aveva anche applicato la legge, ma non per questo essi avevano cessato di essere suoi fratelli in Cristo nella sventura.

"Gesù stava chino e con il dito scriveva per terra. Ma scribi e farisei insistevano nell’interrogarlo. E allora egli si drizzò e rispose: "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra"" (Gv 8,6-7)
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 19:31 | link | commenti (3)
categorie: tristi ricorrenze di sicilia
martedì, 19 settembre 2006

Sulla HP di del quale mi onoro di essere amico ho trovato questo bellisimo post di berlicche che copio e incollo

L'AGNELLO, IL LUPO, IL LEONE E TUTTI GLI ALTRI

Durante la lezione tenuta presso l’Aula Magna dell’Università di Regensburg il SANTO PADRE, traendo spunto da un dialogo su cristianesimo e islam, e sulla verità di ambedue, avvenuto tra l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un persiano, ha posto degli interrogativi a livello razionale. Si è chiesto se sia ragionevole non poter professare liberamente il proprio credo religioso e se sia ragionevole la diffusione della fede mediante la violenza. Incomprensibilmente le parole pronunciate dal Papa hanno provocato la reazione negativa del mondo islamico. L’Associazione SamizdatOnLine ritiene che questa reazione sia del tutto ingiustificata: “Noi stiamo con il Papa”.

Il Santo Padre Un Agnello se ne andava tranquillamente per la sua terra natale tenendo bellissimi discorsi quando incontrò un lupo.
Il lupo digrignò i denti e disse all'Agnello: "Chiedimi subito scusa o ti sbrano!"
L'Agnello si fermò. "E perchè dovrei chiederti scusa?" disse, rivolto al Lupo.
"Perchè hai detto che sono violento!" ringhiò il Lupo mostrando significativamente le zanne.
"Non l'ho detto", replicò l'Agnello, "ho solo citato di passaggio un dialogo avvenuto settecento anni fa tra un imperatore e un saggio, proprio mentre la sua città era minacciata dai..."
"Mi hai provocato!"
"Ma è un dialogo storico, documentato...e poi il tema del discorso era un altro, quello della ragionevolezza della fede e da come nel mondo moderno questa sia stata attaccata dal volontarismo umanista, dalla pseudo scienza illuminista e da..."
"Bugiardo! Come puoi dialogare se mi insulti così? E se non sei stato tu, è stato tuo padre!"
In quel momento una enorme leone spuntò a poca distanza dai due "Lupo malefico! Anche l'Agnello è dalla mia parte! Lo ha detto chiaramente! Alleati insieme finalmente potremo distruggerti!"
L'Agnello lo guardò perplesso: "Veramente io non..."
"Falso! Falso!" Abbaiò un grosso cane saltando fuori da un cespuglio "L'Agnello ha detto che è contro la violenza, quindi contro i leoni! E' dalla parte di noi lup...cani, voglio dire!"
"Non prestategli ascolto" sibilò un serpente tra l'erba "sono tutte superstizioni..."
Il successivo arrivo di un elefante, un rinoceronte, due gorilla e alcuni corvi non fece che peggiorare la situazione. Gli animali presero ad azzuffarsi, schiacciando tutto all'intorno.
L'Agnello si allontanò, scuotendo la testa, chiedendosi "Ma a qualcuno di loro importa cosa ho detto veramente?"

Berlicche

pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:31 | link | commenti (2)
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lunedì, 18 settembre 2006

In Cina continua la campagna di aggressione contro la Chiesa che non accetta di svendere la propria fede e di statalizzarla.
Un'altro Vescovo è stato arrestato, senza aver formulato nessuna accusa. Un Vescovo che  non ha voluto svendere la sua fedeltà al Papa. L'undici settembre si sono presentati  trenta poliziotti come contro un brigante armato, mi ricorda un'altro eclatante arresto di un'uomo mite e disarmato avvenuto circa duemila anni fa in un giardino chimato Getsemani.
Questa è la Chiesa che istiga alla violenza o che la subisce?

Chissà se il nostro premier possa trovare il coraggio di bonfocchiare qualcosa sulla libertà religiosa gli potrebbe dire: "ma ragassi, ma siete tutti matti". Ma fino ad oggi neanche un sospiro.

Fonte della notizia: Asianews

Aggiornamento: ieri sera sentendo le notizie al tg2 ho appreso che il nostro premier ha espresso la volontà del suo gabinetto di mediare in sede ONU la rimozione della vendita di armi alla Cina chiedendo un impegno della stessa verso l'apertura ai diritti civili e alla libertà religiosa. Questa la notizia.

Per parte mia sono molto dispiaciuto che si baratti la libertà religiosa e i diritti umani con la vendita di armi, che in nostro paese produce in grandi quantità.
Qualcuno ha detto strette di mano, sorrisi e via, io avrei preferito in questo caso le mani le avesse tenuto in tasca, ma io non sono il premier (e meno male).
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 17:42 | link | commenti (2)
categorie: chiesa, religione, informazione

Ieri in chiesa tra i vari sonnecchi e sbadigli sbadati della gente, mi è stata proposta una pagina del Vangelo estremamente importante per me che mi definisco cristiano e cattolico.
in essa è contenuta una frase che letta e meditata con grande attenzione e con lo Spirito Santo accanto mi fa comprendere il perchè in questi giorni il mio amato Papa Benedetto è attaccato da più parti e non solo dai musulmani. La frase evangelica dice: " SE qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso ...". La mia attenzione cade su quel se che lascia intatta tutta la mia libertà nello scegliere ciò che Cristo mi propone. Non c'è richiesta di "sottomissione" ma libera adesione al messaggio evangelico che è amore e perdono, se
Ecco perchè il mondo odia ci odia ed odia  il Papa perchè siamo liberi. Liberi anche di prendere una Croce ed accettarla per la salvezza del mio prossimo. Se vuoi puoi aderire nessuno te lo impone, nessuno ti metterà il coltello alla gola per diventare cristiano.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 09:40 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, meditazioni, cattolicesimo