TOTUS TUUS

Messaggio del 25 Aprile 2008

«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

Chi sono

Blogger: ggraceffa
Nome: giovanni graceffa
Un uomo felice, benedetto dal Signore, con una vita felice, allietata da una fantastica moglie e un meraviglioso figlio, nato il mio stesso giorno di trenta anni dopo, ed una stupenda figlia che il Cielo ci ha da poco donato per completare la nostra gioia.

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mercoledì, 28 febbraio 2007

Ieri ho vissuto una intensa giornata quaresimale. Intensa e profonda. Mentre mi recavo per il mio lavoro al Villaggio Mosè, frazione di Agrigento, stavo recitando come sempre faccio in macchina il Santo Rosario, intenzionalmente per alcuni amici e sacerdoti. Percorrendo la strada che mi porta verso la mia meta passo davanti ad un luogo santo. Un luogo santo perchè bagnato dal sangue di un martire.
Un martire del nostro triste tempo, Rosario Livatino magistrato presso il tribunale di Agrigento barbaramente assassinato dalla stidda. Ci passo svariate volte davanti a quel luogo e sempre mi si stringe il cuore. Ma ieri lo Spirito mi ha suggerito di fermarmi e sostare un momento in preghiera davanti a quel semplice stelo. Ho recitato lì una decina del secondo mistero della Luce. Credetemi è un'esperienza davvero forte pregare sul luogo dove un martire ha donato la sua vita per la giustizia. Quel luogo in quel momento, di tanti anni fa, era davvero il monte del Calvario e nuovamente i carnefici immolavano un agnello sacrificale. In pochi secondi la sua vita è stata consumata ed il sacrificio offerto.
Nel pomeriggio alle 15.00 con il caro Cosimo telefonicamente, da un capo all'altro dell'Italia come dice Lui, abbiamo pregato insieme la Coroncina alla Divina Misericordia ed alla fine io unitamente a Cosimo ho voluto offrirla per la causa di beatificazione di Rosario Martire della Giustizia.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:04 | link | commenti (5)
categorie: storie di santi
lunedì, 26 febbraio 2007

Ancora qualche settimana e sarò Commissario di Pubblica Sicurezza. Lo dico perché sappiate in quale mondo sto per entrare con queste mie idee. Ma è una strada che ho scelto per vocazione, perché mi piace, perché sono convinto, perché costituisce una prova difficile. Avrei molti altri modi di guadagnarmi uno stipendio, ma sono affascinato dall'esperienza che può fare in polizia uno come me, che vuol vivere una vita profondamente, integralmente cristiana. Io sono giovane. Ma riandando indietro con la memoria, mi pare che un tempo il metro con cui si valutavano gli uomini era diverso. Si valutavano per ciò che erano, per ciò che rappresentavano, per la posizione e la stima di cui godevano, per il gradino che occupavano nella scala sociale, e così via. Oggi invece conta il successo, questa medaglia di basso conio che su una faccia porta stampato il denaro e dall'altra il sesso.
Se volessi intascare e magari spendere medaglie come questa non andrei in polizia, dove si resta poveri. Non andrei coltivando ideali buffi di onestà e di purezza. Purtroppo sono fatto in un certo modo, appartengo a un gruppo neanche tanto scarso di giovani che vuole andare controcorrente. Noi sentiamo forse più degli altri lo sfasamento, lo squilibrio, il turbamento, perché in ogni istante vediamo noi e vediamo gli altri, mettiamo noi stessi a confronto con gli altri; apparteniamo a due mondi che si scontrano, e perciò ci sentiamo in imbarazzo noi e si sentono in imbarazzo gli altri; in questo mondo neopagano il cristiano continua a dare scandalo, perché il fine che persegue, lo scopo che dà alla vita non coincide con quello dei più. Ecco il turbamento: sentiamo di vivere, tutto sommato, in un mondo non nostro, che tende a escluderci, a sopprimerci.
Sentiamo però di avere un gran vantaggio. Se il non credente fallisce e non realizza gli ideali suoi, cade nello sconforto più completo, nella disillusione più amara. Il giovane cattolico, veramente cattolico, avrà le sue crisi passeggere, che però si risolveranno, perché c'è un aiuto di ordine superiore che s'innesta nella sua realtà e nella sua umanità. Dico di più: so bene che il laico e il pagano possono anche avere una rettitudine di fondo, una morale severa che addita loro obiettivi non edonistici; però se gli scopi vengono riposti in cose puramente terrene, fossero le più nobili e le più belle, poi, quando i tempi e la società non consentono di realizzarle, subentra lo sbandamento morale, la delusione. Io, per quanto posso, cerco di mettere in guardia i giovani su questo punto. E non mi riferisco alle minoranze colte: per esempio, ai giovani comunisti, che vivono per una loro fede, rispettabilissima se è praticata sinceramente. No, mi riferisco ai giovani che costituiscono la maggioranza amorfa...
Quanti ragazzi hanno modo di «sentire» davvero la famiglia? Questo sentimento si dissolve. E la colpa è qualche volta dei genitori, che vogliono sembrare giovani e moderni, ma certo è che fanno a gara coi figli nell'uscire di casa, magari anche a Natale; e sono ridicoli, oltretutto. Il genitore deve fare il padre o la madre; quando vuole fare troppo l'amico o il fratello maggiore, sbaglia. Il figlio vuole avere un padre, cioè ben più di un amico, vuole avere una guida che sappia pronunciare anche i suoi «no», quando sono motivati.
Per quanto mi riguarda prenderò esempio dalla natura. Osserviamo che cosa accade sull'orlo di un nido quanto l'uccellino sta per spiccare il primo volo. Il genitore sa che il piccolo è ormai in grado di volare. Ha fiducia in lui e lo incoraggia. L'uccellino a sua volta ha fiducia nel genitore e segue il suo invito a prendere coscienza dei propri mezzi. Nella famiglia dell'uomo dovrebbe accadere la stessa cosa: amore, fiducia. E i genitori dovrebbero prendere coscienza della tremenda responsabilità che si sono assunti procreando, cioè collaborando con Dio nella creazione, e tener presente questo in ogni istante della vita. Non è vero che si educa e ci si educa nello stesso momento, come sostiene una certa pedagogia che io rifiuto. L'uccello sa già volare quando insegna ai suoi piccoli come si dispiegano le ali. Così vorrò essere io con i miei figli, se la fortuna mi aiuterà.

Luigi Calabresi

Fonte: Avvenire

Commissario di Polizia, assassinato il 17 maggio 1972
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 09:14 | link | commenti (5)
categorie: testimonianza, storie di santi
venerdì, 23 febbraio 2007

Quando ero piccolo se qualcuno dei miei fratelli più piccoli di me (in quanto sono il primogenito) mi facevano qualche sgarbo allora io che ero più grande glielo dovevo ricambiare più grosso. E così, credo tutti da bambini, abbiamo risposto a scherzi o sgarbi rincarando la dose. Cose di bambini.
Proprio come quelli di Liberazione, il "rispettabilissimo" quotidiano comunista, quelli che al passaggio del Papa sotto le loro finestre gli fa piovere addosso bigliettini con su scritte scemenze varie. So rragazzi, direbbe qualcuno. Come qualche giorno fa sulle colonne del loro quotidiano. La Chiesa interviene sulla legislazione italiana, DiCo in questo caso, allora noi ci interessiamo alla legislazione della Chiesa. E che ti tirano fuori un colpo di genio, la Transustanziazione deve essere condannata dallo stato italiano perchè atto di cannibalismo. Ma tu pensa cosa questi non hanno nient'altro da fare e arrivano a chiedere "con severità e rigore questo cannibalismo selvaggio.
Ci scherzo sopra. Certo. Ma poi penso a cosa hanno fatto i loro compagnucci in quel mezzo secolo che hanno avuto regalato dal loro capo in URSS ed allora mi rendo conto che tanto scherzi di bambini non sono.
Che paura che mi hanno messo, me la sto facendo addosso. Chissà forse domenica all'uscita dalla Messa troverò le guardie con le manette pronte.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 10:22 | link | commenti (4)
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giovedì, 22 febbraio 2007

Terzo ed ultimo post sulla Festa della Cattedra di Pietro. Continuo la mia riflessione aiutato da parole importanti (che non sono certo le mie). Questa riflessione la traggo dalla Liturgia delle Ore della giornata odierna:

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. 4 nell'anniversario della sua elezione, 2-3); PL 54, 149-151)


La Chiesa di Cristo s'innalza sulla salda fede di Pietro

 Tra tutti gli uomini solo Pietro viene scelto per essere il primo a chiamare tutte le genti alla salvezza e per essere il capo di tutti gli apostoli e di tutti i Padri della Chiesa. Nel popolo di Dio sono molti i sacerdoti e i pastori, ma la vera guida di tutti è Pietro, sotto la scorta suprema di Cristo. Carissimi, Dio si è degnato di rendere quest'uomo partecipe del suo potere in misura grande e mirabile. E se ha voluto che anche gli altri principi della Chiesa avessero qualche cosa in comune con lui, è sempre per mezzo di lui che trasmette quanto agli altri non ha negato.
A tutti gli apostoli il Signore domanda che cosa gli uomini pensino di lui e tutti danno la stessa risposta fino a che essa continua ad essere l'espressione ambigua della comune ignoranza umana. Ma quando gli apostoli sono interpellati sulla loro opinione personale, allora il primo a professare la fede nel Signore è colui che è primo anche nella dignità apostolica. 
Egli dice: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; e Gesù gli risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16, 16-17). Ciò significa: tu sei beato perché il Padre mio ti ha ammaestrato, e non ti sei lasciato ingannare da opinioni umane, ma sei stato istruito da un'ispirazione celeste. La mia identità non te l'ha rivelata la carne e il sangue, ma colui del quale io sono il Figlio unigenito. Gesù continua: «E io ti dico»: cioè come il Padre mio ti ha rivelato la mia divinità, così io ti manifesto la tua dignità. «Tu sei Pietro». Ciò significa che se io sono la pietra inviolabile, «la pietra angolare che ha fatto dei due un popolo solo» (cfr. Ef 2, 14. 20), il fondamento che nessuno può sostituire, anche tu sei pietra, perché la mia forza ti rende saldo. Così la mia prerogativa personale è comunicata anche a te per partecipazione. «E su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18). Cioè, su questa solida base voglio costruire il mio tempio eterno. La mia Chiesa destinata a innalzarsi fino al cielo, dovrà poggiare sulla solidità di questa fede. 
Le porte degli inferi non possono impedire questa professione di fede, che sfugge anche ai legami della morte. Essa infatti è parola di vita, che solleva al cielo chi la proferisce e sprofonda nell'inferno chi la nega. E' per questo che a san Pietro viene detto: «A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherei sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19). Certo, il diritto di esercitare questo potere è stato trasmesso anche agli altri apostoli, questo decreto costitutivo è passato a tutti i principi della Chiesa. Ma non senza ragione è stato consegnato a uno solo ciò che doveva essere comunicato a tutti. Questo potere infatti è affidato personalmente a Pietro, perché la dignità di Pietro supera quella di tutti i capi della Chiesa.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 14:48 | link | commenti (2)
categorie: papa

Questo post, che segue il precedente, (un'altro seguirà nel pomeriggio) per riflettere ancora sul significato della Festa che oggi la mia Chiesa mi da la gioia di vivere. Vivere in ubbidienza al Papa vuol dire essere Cristiano il contrario no. E non sono io a dirlo ma un uomo che alla Chiesa ha dedicato tutta la sua vita e del quale oggi ricorre il secondo anniversario della sua nascita al cielo. Mi ha colpito leggendo questa lettera la data in cui è stata scritta, sembra essere stata scritta oggi e non il ...

Milano, 12 aprile 1948
Mio caro amico, forse ti sembrerà strano ricevere questa mia lettera, e a prima vista ti sembrerà ancor più sconveniente il contenuto. Ma il tuo buon senso saprà comprendermi e l'amicizia che ci lega mi saprà perdonare se, cercando di assolvere un mio preciso dovere di coscienza, urterò forse la tua suscettibilità. Una quindicina di anni fa mi chiamavi "Gigetto" o "Gigi" e ci si faceva compagnia. Ora mi chiami col "Don" e non ci si vede che raramente: tu hai preso la tua strada, io ho preso la mia. Tu le tue idee, io le mie. Ma, io spero che, oltre l'amicizia di coscritti, noi continuiamo ad avere ancora una grande cosa in comune: il rispetto alla tradizione cristiana lasciataci dai nostri vecchi, la fede nella Chiesa di Dio. Ci si sta avvicinando ad un giorno che è decisivo per la vita della nostra religione. Tu hai già capito, e forse ti cominci a ribellare a ciò che dico. Ti hanno già persuaso che la Chiesa e la Religione col 18 aprile non c'entrano. Ti han già persuaso che che c'è tutta una montatura dei preti "che fan politica". Ti han già persuaso che si può essere comunisti e rimanere cristiani. Io volevo semplicemente dirti che: giudici e responsabili del cristianesimo non sono i capi di partito o i propagandisti che dominano la situazione negli stabilimenti. I giudici e i responsabili del Suo Cristianesimo li ha creati Gesù Cristo nel Vangelo, e non il Papa e i Vescovi. Ad essi Dio ha detto (Vangelo di S.Matteo): «Qualunque cosa voi condannerete sulla terra, la condannerò anch'io nel cielo. Chi ascolta voi ascolta me; chi non ascolta voi non ascolta me». E questo significa che chi non ubbidisce al Papa ed ai Vescovi non è più Cristiano. (...) Senti amico, tu non puoi rimproverarmi se con queste mie parole ho voluto anch'io contribuire a che tu per l'atto decisivo del tuo voto ti abbia a mettere una mano sulla coscienza. Ricordati che è una illusione sperare in un benessere economico da movimenti contrari - anche se non ne sei persuaso alle leggi di Dio e della Chiesa. Non si può servire a due padroni (Vangelo). Non si può pretendere che la Chiesa benedica il tuo matrimonio o la tua morte, perché ti comoda così e poi sostenere quelli che ne sparlano e la calunniano. Dio non si prende in giro. Credimi, è con tutto il mio solito espansivo affetto che io ti prego: non agire per inqualificabile avversione verso l'Idea Cristiana, non ascoltare chi ti riempire la testa di antipatia e di sfiducia, verso il segno della Croce che è il Segno della Fede dei tuoi vecchi, compi un atto di fede nella tua religione che ti ha battezzato, che ti ha educato, che salverà la tua anima. Ascoltami, amico, se non vuoi avere una tremenda responsabilità: per sempre.
Credimi: non sono un impostore: tu mi conosci.
Ti stringe la mano il tuo affezionatissimo amico
Don Luigi Giussani


Fonte: I Segni dei Tempi
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 12:40 | link | commenti (1)
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Oggi la mia Chiesa celebra la Cattedra di Pietro, ovvero il primato di Pietro e dei suoi diretti Successori sui principi, sui sacerdoti e su tutta la comunità cattolica che fa riferimento al Papa. È la festa della guida mia spirituale, l'unica che ha parole di verità perchè non la carne ne il sangue gli le suggeriscono ma il mio Padre celeste che è nei cieli. Ed è una festa importantissima di questi tempi in cui il Papa è attaccato da più parti ed il suo insegnamento e magistero boicottato e ridicolizzato anche da sacerdoti (più o meno importanti) che gli dovrebbero obbedienza assoluta. Più avanti nella giornata posterò qualche pensiero importante (non mio ovviamente).

Il Vangelo di oggi Mt 16,13-19

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».



Diceva Sant'Ambrogio nelle Enarrationes:

«Ipse est Petrus cui dixit: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”. Ubi ergo Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna»
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:35 | link | commenti (2)
categorie: papa, vangelo
mercoledì, 21 febbraio 2007

Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto
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Buona Quaresima
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 14:40 | link | commenti (6)
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lunedì, 19 febbraio 2007

A gradi passi ci avviamo allo stupendo periodo della Quaresima. È il momento dell'anno nel quale la Misericordia Divina spalanca le sue porte, per concedere a chi le richiede grazie su grazie. Fratel Gino, ci aiuta a riflettere sulla Divina Misericordia e tramite Cosimo (Gino è non vedente) mi inviata via email questi pensieri.

   RIFLESSIONE SULLA DIVINA MISERICORDIA:

La Divina Misericordia è composta da un Cuore trafitto che si dona per i Suoi figli e per le Sue figlie e da raggi che si estendono e che vogliono raggiungere ogni essere umano. 
Immergiamoci in quel Cuore, spogliandoci prima dei nostri peccati. 
Il Signore allargherà il Suo Cuore, la Sua ferita per farci scoprire la sconfinata grandezza del Suo Amore. 
Il Signore accoglierà ogni creatura che voglia immergersi in quel Sangue ed in quell'Acqua. 
L'edificazione che ne verrà fuori da questa accettazione, permetterà di sentirci avvolti da tutto l'Amore del Signore e da tutto il Suo bene. 
Entrando nel Cuore del Signore, in Lui, ci accorgeremo, come io mi sono accorto, che la nostra vita non è più la nostra, ma è la Sua in quanto appartiene a Lui ed in quanto Lui dà Vita e Forza, Lui vive con noi ed in noi. 
Ecco perché, con fede, elevo al Signore la preghiera con la recita della Coroncina alla Divina Misericordia, dettata dal Signore stesso a Santa Faustina, Santa tanto amata da Giovanni Paolo II e Santa così vicina ai sofferenti, ai moribondi, agli oppressi, ai soli, all'umanità intera, a tutti coloro che vogliono incontrare Dio e testimoniarlo nel mondo e nelle prove della vita. 
Anche tu fratello, sorella che vorrai leggere o tramandare questa testimonianza, sorta dalla preghiera e dall'offerta, puoi recitare la Coroncina. 
Alle ore 15 sarebbe l'ora più richiesta, ma la potrai recitare in qualsiasi altra ora e se vorrai anche alle ore 21, quando in diversi cenacoli che si uniscono spiritualmente, viene recitata con richieste e suppliche. 
Potrai recitarla alla 15, ora della morte del Signore, in altre ore, accanto ad un moribondo, durante la notte, durante il giorno, lungo la strada, dinanzi a Gesù Eucaristia, ma sempre, se la reciterai con fiducia ed abbandono, raggiungerà il Cuore del Signore e dal Cielo il Signore farà scendere sulla terra e sui Suoi figli benedizioni e grazie. 
Sarà la fede, la speranza, la carità che ti avvicineranno al Cuore del Signore e ti uniranno. 
L'esperienza delle mie sofferenze, delle mie prove, delle mie ribellioni mi portano a testimoniare con gioia l'efficacia e la sublimità di questo grande incontro che si ha con il Signore, quando abbandonato alla Sua volontà, con fede invoco il Suo nome con la coroncina alla Divina Misericordia. 
Per te che leggerai, per te che ti vorrai unire, per chi leggerà questa mia semplice testimonianza, dettatami dalla preghiera, per voi tutti domando al Signore grazie e benedizioni in abbondanza. 
Per chi vorrà condividere la preghiera, Cosimo, mi ha posto a disposizione il suo indirizzo di posta elettronica, da dove parte questa lettera a lui dettata. 
Maria dal Cielo preghi con noi e per noi. 
Luigi Gretter Apostolo della Divina Misericordia
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:43 | link | commenti
categorie: divina misericordia
venerdì, 16 febbraio 2007

Domani sfilano a Vicenza contro l'allargamento della base americana. Speriamo che non ci siano violenti tra i "pacifisti" e che nessuno si faccia male.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 16:08 | link | commenti (3)
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Accettarsi per come si a volte non è facile, ma quando ci si riesce viene fuori quello che è il capolavoro della opera di Dio. Ed il capolavoro dell'opera di Dio, che è l'uomo, non sempre ha i canoni estetici oggi tanto di moda. La Persona del video che segue ne è l'esempio.

 
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:52 | link | commenti
categorie: video