TOTUS TUUS

Messaggio del 25 Aprile 2008

«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

Chi sono

Blogger: ggraceffa
Nome: giovanni graceffa
Un uomo felice, benedetto dal Signore, con una vita felice, allietata da una fantastica moglie e un meraviglioso figlio, nato il mio stesso giorno di trenta anni dopo, ed una stupenda figlia che il Cielo ci ha da poco donato per completare la nostra gioia.

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mercoledì, 28 novembre 2007

Ormai si parla sempre più spesso di eutanasia, di come cioè poter decidere volontariamente di affrontare la morte. Ognuno ovviamente fa le sue valutazioni anche in funzione del proprio credo e della propria sensibilità. Per me, cattolico, la vita in questa "tenda" come dice San Pietro mi è stata solo donata e non ne posso decidere arbitrariamente. Su questo argomento su Avvenire che non è un giornale che tutti leggono c'è una intervista ad una dottoressa oncologa che prima di ammalarsi anche lei di cancro era sostenitrice del diritto dell'uomo a poter decidere della sua propria morte, ma poi ...
«Io, oncologa con il cancro, dico no all’eutanasia»
 Sylvie Menard: quando ho scoperto la malattia è cambiato il mio sguardo sull’esistenza

 DIGNITÀ DEL VIVERE

  DA MILANO MARINA CORRADI
 

E ra un giorno di aprile del 2005. La dottoressa Sylvie Menard, 57 anni, direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale all’Istituto dei Tu­mori di Milano, era alla mensa. D’improvviso un capogiro, uno svenimento. Nulla di grave, forse il bicchiere d’acqua troppo fred­da che aveva appena bevuto. Co­munque, i colleghi le impongono di fare un esame del sangue. Lei è tranquilla. La sua salute è ottima. Ma i risultati della elettroforesi ri­velano un picco altissimo di im­munoglobuline. Un esito che si spiega solo in un modo, e quel mo­do, un’oncologa come la Menard lo conosce benissimo. «Era il 26 a­prile. Quel giorno, la donna che e­ro stata fino ad allora è morta. L’e­same segnalava un tumore del mi­dollo, un tumore non guaribile. A casa mi sono guardata allo spec­chio: impossibile, mi dicevo, io sto benissimo. Sono riuscita a addor­mentarmi solo quando mi sono convinta che, certamente, si trat­tava di un errore».
  Sylvie Menard oggi ha 60 anni. Il viso abbronzato sopra il camice bianco, è al suo posto, all’Istituto dei tumori. Sembra stare benissi­mo, ma è costantemente in tera­pia. Quell’esame, non era un er­rore. Il cancro c’era, e di quelli per cui non c’è ancora una cura riso­lutiva. Sono stati tre anni di una battaglia, che continua. Sylvie Me­nard lavora, e fa una vita norma­le. Ciò che è cambiato, dice, è il suo sguardo sulla vita. Parigina, cresciuta nella Sorbona del 1968, arrivò in Italia con il matrimonio. Dal ’69 in via Venezian, allieva di Umberto Veronesi, è, dice, laica e non credente. Del suo maestro ha condiviso l’impostazione filosofi­ca. E sulll’eutanasia, è sempre sta­ta d’accordo con lui. Fino a quan­do non si è trovata dall’altra parte della barricata. Malata, e di quale malattia. Allora verità e valori so­no stati rivoluzionati. Tutto è cam­biato: «Io, sono nata di nuovo».
  La scossa è stata terribile, un ter­remoto. Un oncologo non può il­ludersi, sa. E davanti a quella pro­gnosi, il medico che per tutta la vi­ta ha parlato di cancro si trova sba­lordito e spiazzato: il nemico, ora, è addosso. «Ho conosciuto la im­possibilità, d’un tratto, di fare qualsiasi progetto. Come avere davanti un muro. Il futuro, sem­plicemente non c’era più. Ho smesso di mettere nuove piante in giardino. Tanto, dicevo, non le ve­drò crescere».
  Scopre cos’è l’attesa di una dia­gnosi, quando il paziente sei tu. «Il terribile tempo dell’attesa», lo chiama. Quando aspetti l’esito di una biopsia, e non pensi più a nient’altro: «Fissi il telefono, a­spetti, prigioniero di una osses­sione ». Capisce cos’è, essere co­me bloccati in un limbo, quando sai che il male cammina, ma an­cora non ti puoi curare. A casa, l’angoscia dei familiari. Al lavoro, i colleghi. Quelli che vengono a dirti semplicemente : conta su di me. Ma anche quelli che se ti in­travvedono in fondo al corridoio svoltano l’angolo. «Ho scoperto che esiste ancora una parola tabù. È la parola cancro. C’è chi ha pau­ra di te, come se fossi contagioso». E quando dopo venti lunghissimi giorni la terapia può partire, co­me con una improvvisa ribellione dice di no. Che non vuole curarsi. «Era maggio, i primi caldi. Avevo voglia di vivere quell’estate. Per­chè curarmi, se tanto non posso guarire ? Avevo voglia di restare ancora fra i sani'. E’ un’altra not­te difficile. («Quando hai un can­cro – dice – quello che conta sono le notti»). Ma il giorno dopo sce­glie: farà la terapia. 'Qualcosa in
me ha reagito. Anche senza guari­re, prolungare la vita di qualche anni, improvvisamente mi è di­ventato fondamentale, volevo vi­vere fino in fondo».
  Una metamorfosi attraversa la dottoressa. 'E’ cambiata la consa­pevolezza della vita stessa. Quan­do sei sano, pensi di essere im­mortale. Quando invece la tua fi­ne non è più virtuale, la prospet­tiva si capovolge. Io, il testamento biologico, da sana, lo avrei sotto­scritto. Ora no. Quando hai un cancro, diventi un’altra persona, e ciò che pensavi prima non è più vero. Ciò che da sani non si capi­sce, è che i pazienti sono una po­polazione diversa. Anche io, pri­ma, parlavo di «dignità della vita», una dignità che mi sembrava in­taccata in certe condizioni di ma­lattia. Da sani si pensa che dove­re essere lavati e imboccati sia in­tollerabile, 'indegno'. Quando ci si ammala, si accetta anche di vi­vere
in un polmone di acciaio. Ciò che si vuole, è vivere. Non c’è nul­la di indegno in una vita total­mente dipendente dagli altri. E’ indegno piuttosto chi non riesce a vederne la dignità».
  Nel tunnel della chemioterapia la Menard vede tutte le certezze del­la sua vita smentite dalla forza del­la concreta realtà. Guarda con al­tri occhi al dibattito sull’eutana­sia. Pensa a Eluana, la ragazza da molti anni in stato vegetativo che il padre vorrebbe lasciare morire. «Ma lo sappiamo, che quella ra­gazza non ha nessuna spina da staccare? Che l’ipotesi è quella di lasciarla morire di fame e di disi­dratazione? Sappiamo che ’stato vegetativo permanente’ non vuo­le dire che non c’è nessuna atti­vità cerebrale? In un lavoro scien­tifico recente è stato dimostrato che se si mette davanti agli occhi di uno di questi malati una foto­grafia di persone care, e si fa una
risonanza magnetica, si vede l’ac­censione di una attività cerebrale. Come si può decidere di sospen­dere l’alimentazione?».
  Nelle parole della Menard ritrovi quella strana discrasia che noti sempre fra la realtà delle corsie e il dibattito pubblico sulla eutana­sia. Dove la «morte dignitosa» è un «diritto». Nella realtà dolente dei reparti terminali, i malati invece vogliono vivere. Sylvie Menard: «Il favore di tanti all’eutanasia si spie­ga con una sorta di inconscio e­sorcismo, un volere allontanare da sè la possibilità della malattia e del dolore. È una mancanza di imme­desimazione nel malato. Perchè, quando poi ti ci trovi, cambi idea» Ciò che domandano davvero i ma­­lati, dice la Menard, è di non sof­frire. 'Deve essere fatto tutto il possibile, contro il dolore. E in questo in Italia siamo indietro. Bi­sogna insegnare ai medici a usare gli oppiacei, e a non lasciare un
paziente nella sofferenza per la paura di usare questi farmaci. An­che questo fa parte di un decalo­go su cui lavora la Commissione per la umanizzazione della medi­cina, voluta da Livia Turco, di cui faccio parte'.
  La vera battaglia, dice, è contro il dolore. Non per una morte che, nella esperienza amplissima del­­l’Istituto dei Tumori, i malati «ve­ri » non chiedono. Chiedono, in­vece di non essere abbandonati. 'Temo che l’eutanasia possa es­sere la logica avanzante, se di tan­ti malati, quando muoiono, si di­ce solo: finalmente', dice la Me­nard. «In Olanda – aggiunge – ci sono 10 mila malati che chiedono l’eutanasia all’anno. L’80 per cen­to sono malati di cancro, assistiti nel migliore dei modi dal punto di vista medico. E allora, mi do­mando, come mai tante richieste? Ho il dubbio che sia perchè è gen­te sola, che avverte attorno una tacita pressione a levare il distur­bo. Che avverte che, mentre vie­ne ottimamente curata, la sua presenza è ormai di troppo. Che, se muoiono, qualcuno dirà: final­mente. E allora si adeguano, e ob­bediscono
». Ha ricominciato a curare le sue piante. I colleghi le hanno regala­to una giovanissima quercia. E’ lì nel vaso accanto alla scrivania. Ha, dice, «una nuova gerarchia di va­lori ». Vola a Parigi, per ogni festa di famiglia, non se ne perde più u­na. La domenica si siede a con­templare il suo giardino. Le pare bellissimo, e bellissima ogni mat­tina, qualunque numero ne resti. Ogni giorno da vivere, nessuno da sprecare.
  «Il testamento biologico, da sana, l’avrei sottoscritto. Ora no. Quando hai un tumore diventi un’altra persona e ciò che pensavi prima non è più vero». «Quello che chiedono i malati è di non soffrire. Si deve fare tutto il possibile contro il dolore»
«All’improvviso ho conosciuto l’impossibilità di fare qualsiasi progetto. Il futuro non c’era più. Ho smesso di mettere nuove piante in giardino. Tanto, dicevo, non le vedrò crescere» Ora ha ricominciato E ogni giorno le appare bellissimo, da vivere.

© Avvenire


pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 16:59 | link | commenti (11)
categorie: eutanasia, impegno per la vita
lunedì, 26 novembre 2007

E' trascorsa una settimana ed è trascorsa più velocemente di quanto avessi potuto prevedere. Venerdì mattina prima di rientrare verso casa da San Giovanni Rotondo avrei tranquillamente potuto far mie le parole di Pietro sul Tabor, ma la realtà della mia vita è qui ad Aragona con i miei bambini e mia moglie, nuovamente immerso nel lavoro, al quale rubo questi istanti per scrivere qualche pensiero.
Ho trascorso dei momenti molto intensi di preghiera sulla tomba di Padre Pio così come intensi sono stati i passi in salita verso Monte Sant'Angelo per andare a pregare nel luogo che l'Arcangelo Michele scelse secoli fa per ribadire agli uomini il suo "Cuius ut Deus" e Lui sa quale grande emozione ho provato.
Gli esercizi spirituali ovviamente devono ancora portare frutto. Ma qualcosa il Padre Domenico Labellarte dentro me l'ha lasciato sin da subito e cioè che non conoscevo la Parola di Dio. Non l'ho mai "masticata". Sono stato troppo superficiale. Ma ho ancora tempo e modo per riparare.
Un'altro frutto immediato e l'aver conosciuto dei compagni di viaggio straordinari, gente che incarna l'insegnamento di Padre Domenico, Aldo, Lillo, i Pasquali (ne avevamo tre a seguito) Don Giuseppe uomo di grande cultura e umanità, per non parlare di padre Fabrizio ma lui già lo conoscevo e sapevo già della sua umiltà e grande spiritualità.
Chissà se avrò ancora l'occasione di ripeterli il prossimo anno, ma intanto cercherò di far fruttificare questa settimana con l'impegno di "masticare" la Parola di Dio per almeno una mezzoretta al giorno. E cercherò di piacere a Dio un po di più come a Lui piace e un po di meno di come piace a me.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 18:06 | link | commenti (2)
categorie: pensieri, ricordi
lunedì, 19 novembre 2007

Temporaneamente chiuso.

Sto partendo per San Giovanni Rotondo, per gli esercizi spirituali.

A Dio piacendo Sabato sarò di ritorno, buona e santa settimana a tutti coloro che si troveranno a passare da queste parti, sarà gradita anche un'Ave Maria.

Lascio un pensiero dagli scritti della Beata Suor Elisabetta della Trinità, carmelitana:

"L'Eucarestia è il colmo dell'amore divino. Qui Gesù non ci dà solo i suoi meriti e i suoi dolori, ma tutto se stesso. Solo un Dio poteva concepire una cosa simile, una così intima unione. Dopo la Comunione, Gesù e l'anima non formano più che una cosa sola, si fondono insieme come due pezzi di cera."
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:56 | link | commenti (7)
categorie: pensieri, miracoli eucaristici
giovedì, 15 novembre 2007

Una frase molto bella e che mi ha colpito dell'ultima catechesi di Papa Benedetto XVI, che riferendosi a San Girolamo cosi dice:

Leggere la Scrittura è conversare con Dio: «Se preghi, - egli scrive a una nobile giovinetta di Roma - tu parli con lo Sposo; se leggi, è Lui che ti parla» (Ep. 22,25)
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 14:50 | link | commenti (3)
categorie: papa, benedetto xvi

L'Infedele di Gad Lerner ieri sera si è occupato di Padre Pio. Nello studio televisivo attorniato da un nugulo di fedeli di Padre Pio l'autore del libro, che per ora fa molto discutere, Sergio Luzzato (lo facevo più vecchio). È stato molto garbato nei confronti di tutti ed ha chiarito alcuni pasasaggi del suo libro che a suo dire sono stati troppo amplificati dai media (lui stesso però sul Corriere aveva scritto un articolo proprio sulla falsità delle stimmate).
Un ottimo Andrea Tornielli ha svolto il ruolo di difensore della figura di Padre Pio e credo lo abbia svolto egregiamente, smontando la tesi delle false stimmate. Ma a difendere Padre Pio, che continua a far baccano anche e forse sopratutto da "morto", c'erano tantissimi fedeli, cattolici fanciulli, che in vario modo sono stati toccati nel corpo e nello spirito dall'intercessione del grande santo. Mi ha molto colpito una vecchina seduta proprio dietro Luzzato che con molta semplicità, quella semplicità che hanno i bambini che si perde quando si diventa adulti e che stranamente si ritrova quando si diventa vecchi, ha espresso il concetto della fede con delle parole meravigliose "io amo Gesù". Al giorno d'oggi non è facile sentire queste cosè in Tv.
Luzzato, ma anche quel teologo Mancuso che sembra aver partecipato per fare pubblicità gratuità ad un santone indiano che a suo dire compie molti più miracoli di Padre Pio, alla fine della trasmissione dopo la commovente testimonianza di guarigione di una signora presente in studio ha dovuto alzare le braccia e ribadire che il il suo libro scandaglia la vita del Santo solo dal punto di vista storico e che si fermava davanti a questi fatti straordinari. Però uno storico dovrebbe essere più preciso e meno lacunoso su alcuni punti fondamentali della vita di un uomo così importante per molti italiani e non solo.

pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:59 | link | commenti (3)
categorie: padre pio
sabato, 10 novembre 2007

Le letture della Liturgia della Parola che ascolteremo domani nella Santa Messa sono tre letture che, almeno a chi crede, infondono una grande speranza che la vita, la nostra vita, continua anche dopo la morte. E, sperando di esserne degni come dice Gesù, continua in modo angelico. Ma la speranza nell'esserne degni comincia proprio in questa porzione di vita che Dio ci concede di trascorrere sulla Terra per fare una scelta ben precisa, stare con il viso di fronte a Lui e contemplarlo o voltargli la faccia e continuare a vivere, anche nel dopo, lontani dalla sua Luce e dal suo Amore. Questa speranza dunque è la mia Gioia.
A tal proposito sul sito  Petrus,  curato da Gianluca Barile, ho trovato questa riflessione che mi è piaciuta molto:

Speranza, tu sei la mia gioia

del Professor

Francesco Ugliano*

CAVA DE’ TIRRENI (SALERNO) - La mia gioia è la speranza! Privo di essa, sarei un disperato. La disperazione rode l’interno, ti fa vaneggiare, ti crea il subbuglio, il disordine, ti sconvolge l’equilibrio in quell’ordine morale e fisico impresso in ogni creatura all’atto del concepimento. Sì, è un miracolo la speranza che incanta e invita a piegare le ginocchia dinanzi a Dio, creatore e Padre di tutto, di tutti e di ognuno. La speranza fissa la fede, le si avvicina, si fonde con essa e genera il fuoco dell’amore nel corso della vita. La speranza mette in fuga ogni forma di umana debolezza, ti rende forte e ti fa guardare a quel cielo che  ognuno è invitato a guardare, a contemplare e a conquistare per sempre, senza limite di tempo, sì, per una eternità beata. E la stessa morte non farà paura a chi sa munirsi dei due bastoni: quello della speranza e quello della fede. Non si potrà  traballare e precipitare in un abisso che distrugge davvero. Don Oreste Benzi, definito “un uomo innamorato di Dio e degli uomini”, anche sul letto dell’agonia, mai rinunciando al suo caratteristico sorriso, ai figli di spirito che lo assistevano ha detto: “La morte non esiste perché appena  chiudo gli occhi a questa terra, mi apro all’infinito di Dio. Ho cercato sempre di non dire no a Dio”. Sì, ha chiuso gli occhi in terra e li ha aperti all’infinito di Dio. Apriamo tutti, anche noi, gli occhi all’infinito di Dio!. Cosa ha detto Enzo Biagi, il giornalista famoso per il suo amore alla verità, che tanti fa piangere per la sua dipartita da questo mondo? Nel corso della sua vita, prima di addormentarsi, diceva: "Signore pietà!”, come gli aveva insegnato la mamma; diceva anche l’atto di dolore, perché così, secondo la mamma, “si va solo in Purgatorio”. Lo fece anche quando venne operato al cuore. Come non ricordare un’altra espressione, pronunciata anche sul letto dell’agonia, dal mio indimenticabile amico don Attilio Negrisolo, sacerdote padovano, figlio spirituale prediletto da San Pio da Pietrelcina? Alla sorella che l’assisteva, disse: “Sto pensando all’eternità!”. Il pensiero sempre rivolto a quel cielo che tutti siamo invitati a raggiungere per conquistarlo per una eternità beata. La speranza, la fede e la carità sviluppano, nel corso della vita, una gioia che non può assaporare chi non crede; non si può descrivere. Anche il corpo viene difeso da attacchi di depressioni che potrebbero facilmente logorare il povero sistema nervoso. Ed oggi si guarda di più al cielo o alla terra? ”Con la morte tutto finisce”, si vuol spesso ripetere, “ed allora me la godo questa mia vita!”. A spese di chi? Anche di tanti innocenti, e si riempiono così cimiteri e carceri... Padre Pio Santo? … Ma se tutto finisce, quale Santo?... E allora? Via anche la santità; via, va distrutto anche Lui! E alla statua, in piazza San Francesco di Salerno, sul viso e lungo il corpo del grande Santo, è stata proiettata tanta lordura da inorridire davvero. Non si riesce più a guardare il cielo trapuntato di stelle. “Signora maestra, mamma ogni mattina mi fa fare la croce e recitare la preghiera. Perché qui, all’asilo, stiamo senza croce e senza l’Ave Maria?”. Lo ha detto una bambina alla sua  insegnante. Il richiamo di una piccola fa pensare! “Il mondo io l’ho creato bello, perché tu vuoi farlo brutto?”. Così ho sentito cantare da cari giovani in Chiesa, in un giorno di grande festa. E belli sì, sempre belli tutti i giovani; belli li vogliamo tutti i figli di mamma, e si inserisca fin dalla nascita nell’anima dei pargoletti il seme della vita, quello della speranza, quello della fede, e quello dell’amore. La speranza, ricordiamo, è gioia. E con la fede genera quell’amore che non può mai tramontare.

 

* Amico e Figlio Spirituale di San Padre Pio da Pietrelcina


pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 11:35 | link | commenti (2)
categorie:
venerdì, 09 novembre 2007

Ieri i senatori hanno detto NO ad un emendamento alla Legge finanziaria che prevedeva l'abolizione dell'esenzione ICI per gli enti religiosi.
Strana razza quella dei politici, fanno un gran baccano per far pagare l'ICI agli immobili religiosi e poi quando hanno la possibilità di farlo per davvero con poche righe di legge all'interno della finanziaria si tirano indietro.
Cerco di capire ma non ci riesco.
Rifondazione che salva la  Chiesa dal pagare l'ICI e i tanti senatori di area rossa del PD che accontentano la Senatrice Binetti e gli altri del drappello dei cosi detti teodem. Chissà cosa chiederanno in cambio di questo omaggio alla Dottoressa Binetti fra breve.
Mi sarebbe piaciuto leggere il resoconto stenografico della seduta con le varie dichiarazioni di voto, ma non l'ho trovato sul sito del senato, poco male.
C'è un detto siciliano che dice "si u diavulo t'alliscia u pilu voli l'arma" ovvero niente per niente. Pacs/cus, testamento biologico/eutanasia, legalizzazione della RU486 presto ai teodem del PD  verrà chiesto il conto.
Forse era meglio che la Chiesa pagasse l'ICI.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 13:20 | link | commenti (2)
categorie: pensieri
mercoledì, 07 novembre 2007




La verità sui fatti, link
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 08:58 | link | commenti (1)
categorie: padre pio
lunedì, 05 novembre 2007

Dall'Angelus dell'1 novembre 07 festività di tutti i Santi

Al centro dell’assemblea dei Santi, risplende la Vergine Maria, "umile ed alta più che creatura" (Dante, Paradiso, XXXIII, 2). Ponendo la nostra mano nella sua, ci sentiamo animati a camminare con più slancio sulla via della santità. A Lei affidiamo il nostro impegno quotidiano e La preghiamo oggi anche per i nostri cari defunti, nell’intima speranza di ritrovarci un giorno tutti insieme, nella comunione gloriosa dei Santi.

Ho sottolineato alcune parole del Papa. In molte occasioni, e lo anche scritto in qualche post, ho avuto l'impressione che il Papa e la Madonna siano in sintonia perfetta e come potrebbe essere diversamente. Anche stavolta le parole dette all'Angelus riecheggiano perfettamente le parole di Maria nel messaggio del 2 luglio 07.
Sempre più sono convinto che anche questo Papa sia un Papa "Totus Tuus".
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 10:07 | link | commenti (1)
categorie: papa, medjugorje, benedetto xvi, messaggio da medjugorie
venerdì, 02 novembre 2007

Oggi ricordiamo i nostri cari che non sono più su questa terra ma che hanno concluso il loro pellegrinaggio ed oggi (almeno così mi piace pensarli) sono davanti al trono di Dio e all'Agnello. Mi piace dunque pensare ai miei nonni, il nonno Giovanni che non ho conosciuto perchè morto quando mio padre era ancora giovane, la nonna Nina donna splendida di una bellezza straordinaria con quei capelli bianchi come la lana  candida sempre a posto, crebbe da sola 10 figli in un periodo di grande fame, nonno Luigi lo ricordo con quel suo sguardo severo ed il bastone in mano, grande amante della caccia con i suoi racconti sui mille mestieri della sua vita, e in ultima la nonna Mariù sicuramente in Paradiso visse in casa di mia madre sempre, la ricordo con la sua corona del Rosario sempre in mano (milioni di Pater, Ave e Gloria recitati le avranno sicuramente valso il paradiso), i nonni di moglie Elina che non ho ben conosciuto u nonnu Turiddu, a nonna Carmela e nonno Nino a detta di tutti una splendida persona. Ricordo poi la Zia Angelina, la sorella di mamma, la mia cara madrina al battesimo, morta giovane di cancro, che non potè godersi il crescere dei suoi tre figli (miei cugini), lo zio Antonio stroncato da un infarto, zio in comune con mia moglie nel senso che lui che era il fratello di mio suocero e sposò la sorella di mio padre, lo zio Luigi morto in Belgio, così come morto in Belgio lo zio Peppe una persona straordinaria mancata da pochissimo per un cancro, grande lavoratore agli altiforni della Boel in Belgio, un lavoro faticosissimo fatto con la dignità di siciliano onesto, la piccola cugina Antonella morta a 5 anni per una complicazione cardiaca, di sicuro in Paradiso.
Ricordo anche le mie due minuscole creature che Dio nella sua infinita saggezza a chiamato a se quando ancora erano piccoli "feti" di tre mesi di concepimento ed ora sono gli angeli custodi della nostra e loro Famiglia.
E' un pensiero triste perchè questi cari non sono più con noi ma è anche un pensiero di speranza, la speranza di ritrovarli un giorno, presto o tardi, nella gloria di Dio alla quale siamo tutti destinati.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 16:02 | link | commenti (10)
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