Messaggio del 25 Aprile 2008
«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»Continuiamo la riflessione sulle litanie alla Vergine Madre.
Nel numero precedente ho immaginato le litanie come un grande giardino in cui ogni invocazione titolo rappresentano i diversi “fiori” che fanno risaltare la bellezza di Maria. Stavolta il mio sguardo si posa su tre invocazioni che si trovano al centro del lungo elenco. Ho saltato le altre non perché non siano belle o dense di significato, ma solo perché più comuni e comprensibili.
Ma prima di tentare un’interpretazione è opportuno dare una piccola spiegazione per poter entrare nel modo giusto e così gustare meglio questo “nettare spirituale”. Ha inizio una serie di invocazioni che si esprimono in immagini e simboli che illustrano virtù e prerogative della Madre di Dio. Mi piace distinguere tra immagini e simbolo.
Immagine è una rappresentazione sensibile che richiama qualcosa. Il simbolo è un segno formato da oggetti che per loro natura evocano quelle realtà che non possono essere definite in modo soddisfacente con termini astratti. Purtroppo noi moderni abbiamo perduto il senso incluso nell’immagine e nel simbolo. Non era così per la cultura in cui il Vangelo è nato e in genere per gli antichi. Gesù stesso ricorre alle immagini, sebbene preferiva le parabole, che è un paragone tratto dalla vita di ogni giorno. Le immagini delle Litanie sono ricavate dall’Antico Testamento e sono doppiamente significative, hanno cioè il significato proprio dell’immagine e quello derivante dall’uso o dagli elementi connessi con
SPECCHIO DELLA GIUSTIZIA
Mi torna in mente, quando si parla di “specchio”, l’effetto che esso provocava sull’immaginario degli abitanti del Mondo nuovo (le Americhe). Gli indigeni restarono talmente affascinati dal potersi vedere riflessi nello specchio che per i conquistatori fu un giochetto ammaliarli e derubarli delle loro ricchezze in cambio di un vetro. È vero, l’uomo non resiste dal potersi vedere e rivedere, ma molte volte lo fa solo per vanagloria e lo specchio è un ottimo strumento (cfr. la matrigna di Biancaneve nella favola). Ma lo specchio è anche uno strumento che mostra la verità che non sempre è piacevole perché lì ci si vede come realmente si è. Maria, la tutta bella, non poteva trovare in sé nessuna bruttura. Meditando nel suo cuore, e quindi guardandosi dentro, esplodeva nella lode riconoscendo la fonte della sua bellezza. Sì, Maria è specchio anche perché riflette l’immagine bella di Dio e di come Dio voleva che fosse anche l’Uomo.
SEDE DELLA SAPIENZA
“Sede” in senso di scanno, seggiola, cattedra, trono. Quando si usano questi termini si unisce sempre all’idea di un luogo e oggetto di materiale pregevole e talvolta anche prezioso e artistico.
Maria è presentata come sede della sapienza e questo si può intendere in due modi: colei che “accoglie” la sapienza oppure che possiede la sapienza. Nella Scrittura
Avendo dato la vita al Figlio di Dio, Maria diventa “sede” perché in Lei il Verbo si è incarnato, ma diventa sede anche perché decidendo di diventare discepola del Figlio acquista quella sapienza propria del cristiano che è il desiderio di vivere in funzione della Volontà divina. Imitiamo
CAUSA DELLA NOSTRA GIOIA
Ogni volta che sento dire che Maria è “causa” mi vengono in mente delle riflessioni filosofiche o resta questo un termine assai generico che può far perdere la bellezza e la ricchezza di questa invocazione. Potremmo tradurre con il termine “fonte” dando a questo termine tutta la forza, sia poetica che simbolica di cui è carico. Nell’Antico testamento la fonte indica sempre un luogo dove si manifesta un dono (l’acqua) indispensabile per l’uomo e il luogo dove gli uomini si incontrano. Non per niente nella tradizione orientale l’Annunciazione alla Vergine pare sia avvenuta presso la fonte appunto chiamata della Vergine. La fonte è la rivelazione di un qualcosa che pur già standoci non è tutta visibile. L’acqua che sgorga alla fonte non nasce lì e viene da molto lontano, ma la fonte è il luogo dove si mostra. Maria è il “luogo” dove la gioia dell’essere pieni di Dio si manifesta in maniera chiara e abbondante. Non è una caratteristica secondaria la gioia nell’esperienza cristiana e non è neanche un nascondere la difficoltà del vivere, ma è una realtà capace di dire che nonostante il male e la cattiveria che crea l’uomo e il suo peggior nemico, Satana, Dio è gioia, cioè soddisfazione e benessere che non finisce. Partorendo il Figlio di Dio, Maria è divenuta la fonte che ha mostrato al mondo il “mistero nascosto nei secoli” e questo non può che riempire il nostro cuore e farlo esultare di gioia che non avrà mai fine.
p. Ludovico Maria Centra O.S.A.(2. continua)
Tratto da Eco di Maria
Riflessioni sulle Litanie alla Madonna
È straordinario ammirare un campo, dove in modo spontaneo e quasi impercettibile, appaiono pian piano tanti fiori di tanti colori e profumi, da creare così un’armonia stupenda a lode del Creatore.
Potremmo definire l’insieme di lodi alla Madre di Dio, la tutta Santa,
Queste sono le Litanie: una fluorescenza di lodi, di invocazioni che nascono dal cuore amante del fedele che sente su di sé l’azione protettrice di Maria e riconosce in Lei la grandezza della Trinità Santissima.
Quale sia stato il primo “semino” che ha dato inizio a questo stupendo serto di invocazioni lo possiamo individuare nel saluto che l’Arcangelo Gabriele ha fatto quando annunciò la nascita del Redentore: Ave Piena di Grazia… Ed ancora, sempre nella stessa circostanza: tu sarai Madre del Figlio di Dio. Da allora mai si è smesso di attribuire alla Madonna titoli e attributi che ne cantano la grandezza perché umilissima, e la bellezza perché santissima.
Se vogliamo scrivere una data forse potremmo identificare il secolo XV come nascita anagrafica delle Litanie in modo specifico di quelle Lauretane (del Santuario della Santa Casa di Loreto-Italia) e dall’ora è nato un fiume di lodi alla Madre Divina che continua ad irrorare tanti cuori amanti e riconoscenti o provati dal dolore.
Questo modo di pregare ha uno schema preciso che, però non umilia la spontaneità e l’estro poetico dei fedeli. Sempre si comincia con l’invocazione al Cristo e alla Trinità per terminare con la triplice invocazione all’Agnello di Dio. Anche le lodi a Maria sbocciano da una riflessione dell’opera redentrice che il Padre ha compiuto tramite Cristo e in vista della nascita di lui. La fonte prima è
I primi titoli alla Vergine cantano il dono di Dio che ha fatto a tutta l’umanità creando Maria Santa, rendendola Madre di Cristo e Vergine in ogni sua espressione.
Possiamo fermarci su questi primi tre titoli, e continueremo nei prossimi numeri del nostro giornale con altri, più particolari, per comprenderne il significato e gustare in briciole quella bellezza che avvolge da secoli
Santa Maria
Madre di Cristo
È questo il “motivo” fondamentale per tutta la bellezza di Maria. Cristo l’Unigenito del Padre, quindi Dio come il Padre, non poteva avere nessun contatto col peccato e allora la madre dalla quale doveva nascere doveva essere per forza tutta Santa. Questa “maternità” Cristo la ha estesa a tutti coloro che fanno la volontà del Padre. Sicuramente Maria non ostacola e non teme di “condividere” con noi la sua maternità, ma ci rende sempre più accoglienti della volontà del Padre.
Santa Vergine delle Vergini
La verginità è una caratteristica di chi “attende”, cioè è l’attitudine per non essere occupati e distratti da cose che passano e non hanno la valenza dell’eternità. È la qualità che rende la persona dono esclusivo per colui che l’ha scelta per prima e per sempre. La verginità e il ritenersi oggetto dell’Amore divino, vaso che Dio riempie di Sé per manifestare la sua potenza, fedeltà e fecondità.
Ritengo che queste mie considerazioni siano solo un balbettare sulle grandezze cui Dio ha innalzato Maria Santissima, ma è un balbettio di un figlio che si sente amato e che ama tanto Colei che non è paragonabile a niente e a nessuno per bellezza e bontà.
p. Ludovico Maria Centra O.S.A.
(1. continua)
Tratto da Eco di Maria
Gesù diceva questa parabola:
"C'era un uomo ricco che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta".
Dalle Opere di sant'Agostino.
Comm.in ps.85,3. PL 37,1083. Sermo 41,5. PL 38,250.
Quando dico che Dio non china il suo orecchio al ricco,non deducete, fratelli, che egli non esaudisca coloro che posseggono oro e argento, famiglia e proprietà. Non importa che costoro siano nati così o comunque occupino quella elevata posizione sociale; basta che si ricordino di ciò che dice a Timoteo l'Apostolo: Ai ricchi di questo mondo raccomanda di non essere orgogliosi (1 Tm 6,17). possidenti, che non insuperbiscono, sono poveri davanti a Dio; e sui poveri, sui miseri, sui bisognosi Dio china il suo orecchio.
Essi sanno di non riporre la propria speranza nell'oro, nell'argento e neppure negli altri averi di cui sembrano per un momento abbondare. Basta perciò che la ricchezza non li precipiti in perdizione; basta che non sia loro di ostacolo, giacché un vero giovamento la ricchezza non arreca di certo.
Quando uno disprezza in cuor suo tutto quello di cui la superbia suole gonfiarsi, e un povero di Dio; a lui il Signore tende l'orecchio, perché conosce lo spasimo del suo cuore.
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Il povero che giaceva coperto di piaghe alla porta dei ricco venne portato dagli angeli nel seno di Abramo. Invece il ricco, che indossava vesti di porpora e di bisso e ogni giorno banchettava lautamente, fu gettato all'inferno in mezzo ai tormenti. Così leggiamo e così crediamo.
Quel povero viene forse eletto dagli angeli in grazia della sua miseria? E quel ricco viene spedito al supplizio per colpa delle sue ricchezze? Cerchiamo di capire bene: nel povero è premiata l'umiltà, nel ricco è punita la superbia.Ecco in breve la prova che non le ricchezze, ma la superbia causa al ricco la condanna. Leggiamo che il povero fu sollevato nel seno di Abramo; ma la Scrittura ci dice che sulla terra il patriarca era molto ricco in bestiame, argento e oro (Gen 13,2). In che modo Abramo avrebbe potuto precedere il mendico tanto da accoglierlo nel suo seno, se la ricchezza getta a capofitto nei tormenti chi la possiede . Ora, pur in prosperosa agiatezza, Abramo è povero, umile,rispettoso e obbediente a ogni precetto divino. Sdegna le ricchezze al punto che accetta, per ordine del Signore, d'immolare suo figlio, a cui destinava tutti quegli averi.
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Fratelli, imparate dagli esempi descritti a essere poveri davanti a Dio, che possediate qualcosa in questo mondo. sia che non abbiate nulla. Puoi incontrare infatti un mendicante che è superbo, come invece trovare un ricco che confessa i suoi peccati.
Dio si oppone al superbi, tanto se vestiti di seta, quanto se coperti di cenci; agli umili Invece dà la sua grazia, posseggano essi o no i beni di questo mondo.
Dio esplora l'intimo del cuore; è lì che scruta, è lì che valuta. Tu non vedi la bilancia di Dio, eppure i tuoi pensieri vi sono pesati.
Fa' attenzione: il salmista spiega perché la sua preghiera è esaudita, quando dice. Perché io sono povero e infelice (Sal 85,2). Esamina se tu sia misero e povero. Se non lo sei, non verrai esaudito. Qualsiasi cosa che in te o attorno a te potrebbe renderti presuntuoso, scagliala via. Tutta la tua speranza sia Dio: sentiti povero di lui, ed egli ti colmerà.
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Il ricco del nostro vangelo rimane senza aiuti: terminati i piaceri del tempo, si ritrova fra le pene eterne. Non agì con giustizia. Ora gli tocca ascoltare: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita. Questa vita di cielo, dove vedi Lazzaro, non è per te. Durante la tua vita ricevesti i beni che avevi ritenuto tali: altri non ne credesti né sperasti. Ricevesti tutto in quell'esistenza che reputasti fosse l'unica, senza che mai tu pensassi a sperare o temere qualcosa di là da essa.
Lazzaro, invece, ricevette i mali senza ricevere insieme la sua porzione di beni. Essi tuttavia non gli andarono perduti.
Come la parabola non menziona i suoi beni, così non parla della sua vita. C'era infatti per lui un'altra vita, quella che sperava nel seno di Abramo; alla vita di quaggiù era morto, di quella morte di cui l'Apostolo dice: Voi siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio.
IL DIGIUNO E LA RINUNCIA PURIFICANO LA FEDE
E’ mio desiderio spiegare il concetto del digiuno che è scarsamente compreso da noi. Quando la Madonna parla del digiuno e della rinuncia, Ella non si riferisce solo al cibo, ai pasti ecc. Allo stesso modo, il Signore c’insegna che il digiuno inizia nel cuore e con o cattivi pensieri che lì nascono.DIGIUNO CON I PENSIERI Oggi dobbiamo imparare a digiunare e a rinunciare a tutti i pensieri cattivi, violenti, indegni, impuri e disordinati. Dobbiamo mettere i nostri pensieri in sintonia col Vangelo e coi pensieri di Dio. Per questo dobbiamo leggere e meditare la Parola di Dio e la vita dei Santi. Moltissimi soffrono a causa delle tentazioni e dei pensieri impuri che li perseguitano giorno e notte. Sapere come digiunare dai propri pensieri è come saper evitare un cibo contaminato. Non vogliamo assaggiarlo perché ci può avvelenare. Un cuore pieno di pensieri velenosi non può amare Dio o il suo prossimo.DIGIUNO CON GLI OCCHI
Attraverso i nostri occhi, come attraverso due finestre, entrano facilmente le immagini, le scene e gli eventi tragici, per mezzo della televisione, dei mass-media, delle vetrine e della pubblicità continua. Vi sono tantissime immagini oscene e immorali, e situazioni nei film e nei mass-media che entrano forzatamente nei nostri sensi. Nel deposito della nostra coscienza, queste immagini e scene riempiono i nostri pensieri e ci rendono impuri, violenti ecc. Esse non vengono dimenticate o perdute; al contrario, ci riempiono e impercettibilmente ci trasformano e ci cambiano. Vi è un’antica espressione: “Dimmi cosa leggi e ti dirò come sei e chi sei”. Il mio cuore non deve diventare un bidone della spazzatura. Come è difficile contrastare questa potente propaganda della pornografia e dell’immoralità e dire a se stessi e alla propria famiglia: noi siamo Cristiani, questo programma non è per noi, ma è contro di noi e contro la nostra morale! Essere capaci di non accendere la televisione durante questa Quaresima è un grande sacrificio e una grande rinuncia, ma si ottiene una maggiore libertà e tu testimoni la tua maturità e la tua forza morale.DIGIUNO CON GLI ORECCHI
Il dono dell’udito e della musica appartengono alla natura umana. Esiste però anche la musica satanica. Esistono coloro che sono dipendenti dalla televisione e dalla musica. L’uomo deve vigilare e deve sapere ciò che è zizzania e ciò che è grano; cosa rende dipendenti e distrugge e che cosa nobilita. Sono triste perché moltissimi anziani sprecano ore e ore davanti allo schermo televisivo. Essi hanno perso il dono della preghiera che le loro madri avevano; a chi sono utili quelli che pregano, e per chi vivono sprecando i loro ultimi giorni davanti alla televisione?
DIGIUNO NEL PARLARE
Noi siamo una nazione che bestemmia, che impreca e usa un linguaggio indecente. Questo non è un’eredità culturale o nazionale, ma il nostro peccato e la vergogna nazionale. Saper non pronunciare una parola offensiva che viene dal cuore è la forza dell’uomo. Saper smettere di bestemmiare quando si è arrabbiati e sradicare ciò coscientemente dal nostro vocabolario e dalla famiglia, è la grande vittoria di un individuo. Barzellette disgustose, racconti osceni e indecorosi inondano conversazioni, e come acqua sporca, contaminano tutti noi. Colui che bestemmia, e la bestemmia medesima, sono al servizio del maligno. Imparare a digiunare con la lingua e rinunciare alle parole cattive e indecenti è una vittoria della grazia.
DIGIUNO CON I SENTIMENTI
I nostri sentimenti possono essere molto negativi fino a causare uno stato di malessere alla nostra anima. Armonizzare i nostri sentimenti e immaginarli nell’amore è il nostro obbiettivo e la nostra vocazione.DIGIUNO DALLA MODA Quanti schiavi della moda vi sono! Tutti vediamo come il culto del corpo e del piacere viene pubblicizzato attraverso la moda. Questo c’inonda causando un turbamento dell’anima. Così l’uomo lavora e vive per le cose, e per un’apparenza bella e falsa. Com’è doloroso partecipare a i funerali degli anoressici! E cosa ci dice la nostra intemperanza nell’acquisto di un veicolo? Purtroppo, per molti l’automobile ha la proprietà su un figlio o sulla famiglia. Essere temperanti è una virtù, una grandezza e una forza del Cristiano, che dimostra di non essere dipendente dalle cose, ma che invece serve il Signore.
DIGIUNO DAL CIBO E DAL BERE
Tantissimi alcolizzati distruggono se stessi, il loro matrimonio, la famiglia, la nazione e la loro dignità cristiana. Questa terribile dipendenza può essere guarita col digiuno e la preghiera.
DIGIUNO DALLA DROGA
E’ triste l’immagine della nostra gioventù diventata schiava della droga. Il male della droga porta con sé tanto danno. E’ il suicidio di una nazione che non ha salvaguardato la generazione giovanile. Le nostre scuole, i cortili scolastici, i pub e i locali notturni sono diventati un mercato di quella sostanza mortale.
DIGIUNO DA VIDEO-GIOCHI, SCOMMESSE, GIOCO D’AZZARDO ECC.
Quanto è forte questo vizio del gioco che prende il sopravvento come si vede dai necrologi quotidiani! Possiamo fare un elenco senza fine delle nostre dipendenze e debolezze. Come possiamo allora condurre la nostra famiglia ed i nostri cari attraverso questo mare burrascoso? La Regina della Pace ci dice che possiamo mediante il digiuno e la rinuncia. Con la preghiera quotidiana possiamo trovare la vera pace in Dio. Pace significa forza. Pace significa gioia in Dio. Pace significa la pienezza della vita nella famiglia e nella Chiesa. Possiamo contare sulla salvezza e la grazia senza la rinuncia? La preghiera e la rinuncia sono le due ali mediante cui un Cristiano s’innalza sulla vetta della sua fede e realizza un incontro con Dio. Anche oggi, come in tutta la storia della Chiesa, essere Santi e la chiamata alla santità hanno la loro importanza. Questa è la nostra meta. Non possiamo raggiungerla senza la grazia. Noi riceviamo la grazia dal Signore aprendo i cuori a Dio attraverso il sacrificio, il digiuno, la preghiera, i Sacramenti, e vivendo immersi nella Parola di Dio.
Questo mese pregheremo per le seguenti intenzioni:
Per la Chiesa affinché sia rinnovata attraverso la Confessione e l’Eucarestia. Perché sperimenti la pienezza della pace e gioia risorte. Per la pace e l’unità della Chiesa.Per i giovani affinché non cadano in tentazione, ma si decidano per l’unico Maestro, il nostro Signore risorto, Gesù Cristo. Lui è la nostra pace. Per la nostra comunità di preghiera qui e nel mondo intero, affinché attraverso la preghiera e il digiuno possiamo prepararci per il prossimo Incontro Annuale. Per noi, affinché non dimentichiamo che il nostro compito è vivere i messaggi della Madonna in modo da servire il Vangelo con gioia, come la Madonna.Cari fratelli e sorelle, quando ho ascoltato questo messaggio, mi è sembrato che la Madonna scrivesse una lettera alla nostra Comunità di preghiera in questo tempo di Quaresima, incoraggiandoci a perseverare sul cammino. Ella ci ringrazia affinché non ci perdiamo sulla via e sottolinea quanto ha bisogno di noi. Per questo motivo, miei diletti fratelli e sorelle, vi invio la mia meditazione sul messaggio. Prego affinché la Madonna possa muovervi verso il nuovo apostolato, che è stato il nostro fin dall’inizio: la rinuncia, il digiuno e la preghiera. Vi invio i miei auguri sinceri unitamente alle mie preghiere e sacrifici secondo le vostre intezioni.
Fra Jozo Zovko
La presente meditazione sul Messaggio mensile della Regina della Pace è stata fatta da Padre Jozo Zovko per i membri del ‘ Movimento Coppie di Preghiera della Visitazione ‘. La traduzione dall’Inglese è a cura della Genitura Cari Figli di Croazia e Bosnia Erzegovina Ass.ne Onlus – 54100 Massa (Ms) Tel.- Fax.
Questo testo può essere divulgato a due condizioni: 1) non cambiare alcuna parola del testo, 2) citare "Informazioni da Medjugorje" assieme al nostro sito http://it.groups.yahoo.com /group/informazioni_da_medjugorje
Cosa sarò?
di Stefania Consoli
Facciamo finta che le creature del regno vegetale sappiano pensare. In fondo nelle favole ascoltate da bambini piante, animali e talvolta anche i minerali si comportano come uomini, con tanto di ragione, favella e sentimenti. Non temiamo la fantasia e immaginiamo una di queste creature. Un seme per l’esattezza, piccolo, tanto da sembrare insignificante.
Era nato in qualche parte della Palestina oltre 2000 anni fa chissà da quale pianta, o meglio, albero… Uno dei tanti che dalle inflorescenze gravide si staccano per abbandonarsi all’abbraccio del vento che li porta dove vuole, per poi lasciarli cadere su un terreno pronto ad accoglierli. È lì che nasce una storia singolare che fa di quel seme un pezzo unico, nel quale in qualche modo è già inscritto il suo futuro. Ma a quale famiglia apparteneva? Ai pioppi? Ai pini? O alle robuste querce? Difficile rispondere, perché di quell’albero non si videro mai i frutti, una volta cresciuto. Tranne uno. L’unico. Un frutto destinato a rimanere in eterno. Il seme cresceva e come tutti s’immaginava cosa sarebbe diventato: un grande albero per impreziosire il giardino di una casa? Oppure sarà riparo ai contadini bruciati dal sole implacabile sui campi? O semplicemente servirà agli uccelli come sosta nelle migrazioni, o culla per i piccoli annidati tra i suoi rami? Magari nulla di ciò, ma solo trasformato in altro: tagliato, affettato, piallato per diventare una sedia, una botte, una barca… Fantasticava il piccolo seme mentre cambiava pian piano i suoi connotati, mutandosi ora in germoglio, ora in virgulto, fino a diventare un esile ma aggraziato arbusto. La forma era quella definitiva, ma solo col tempo avrebbe acquisito vigore ed altezza, proiettando i suoi rami forti in mille direzioni. La pienezza della vita di solito arrivava in primavera quando una misteriosa potenza nascosta nei mesi invernali scoppiava in un rigoglio di foglie, fresche e turgide, capaci di danzare al primo alito di brezza. Passarono diverse stagioni e si avvicinava il tempo in cui l’albero, ormai solido e maturo, avrebbe scoperto il suo destino. Eppure mai avrebbe immaginato cosa gli toccava in sorte. Proprio a lui. Il solo, tra tutti. La risposta non si fece troppo attendere. Una scure iniziò a svelarla, quando con un secco fendente affondò la sua lama nella corteccia ancora vergine. Lì, proprio alla base. Un colpo dopo l’altro apriva delle ferite profonde nel suo legno che versò copiose gocce di resina. Come lacrime, rosso sangue. Lo presero una volta abbattuto, trasportato altrove e spogliato dei suoi rami. Quanti anni c’erano voluti perché spuntassero. Quanta cura per proteggerli dai capricci del tempo. E adesso zac, in un attimo cadono recisi al suolo con un tonfo sordo, che non lascia spazio ad incertezze. Presto si ritrovò nudo, e totalmente indifeso. Per qualche tempo rimase tra le mura di un vecchio magazzino, in un angolo buio. Sparpagliati un po’ ovunque altri tronchi rimanevano silenziosi. Non comunicavano tra loro. Il pensiero dell’incerta destinazione li rendeva muti e timorosi. Si fece di nuovo primavera. Gli ebrei lo chiamavano il mese di Nissan. Ma il nostro albero nell’umida oscurità della bottega aveva smarrito il senso del tempo. Fu allora che mani forti e nodose, in fretta e con un po’ di nervosismo tra tanti lo scelsero, lo spolverarono, ne tagliarono un pezzo per poi legarlo di traverso, lassù, presso la cima. Il suo destino si stava rivelando, e tra il timore e lo sconcerto, leggermente emozionato perché era giunta la sua ora, si lasciò con docilità condurre fuori, verso una folla vociante ed agitata. Alcuni volti si mostravano adirati, altri stupiti. Solo uno rimaneva in pace, sereno nonostante un casco fatto di spine cingesse la sua testa. Proprio a lui fu consegnato. Per un attimo incrociò il suo sguardo. Mite, come di agnello. Uno sguardo che piangeva amore e che si accese quando intravide la scura corteccia di quello che diventerà il suo trono. Un balzo e il tronco si trovò sul dorso flagellato. Voleva farsi lieve per non aggravare quelle piaghe già strappate. Ma non poteva. Era costretto ad abbandonare su quell’uomo tutto il suo peso per farsi trasportare. Non incontrò riluttanza. Al contrario. Le mani stringendolo per tenerlo saldo quasi lo accarezzavano, con tenerezza e gratitudine. Tremava il tronco e avvertiva una strana sensazione. Mai nessuno lo aveva toccato così. “Quest’uomo ha il corpo a brandelli - pensava il legno - eppure una forza misteriosa esce da lui! Per ben tre volte cade sotto il mio peso ma c’è qualcosa di invisibile che con leggerezza mi solleva”. Chissà quanto tempo durò il cammino verso una breve altura fuori la cinta della città. Più si avvicinavano a questo luogo chiamato “cranio”, più si avvertiva un sentore di morte, di gelida violenza. Proprio a quello si apprestava a partecipare l’ignaro legno: uno spettacolo funebre. Suo malgrado era stato invitato ad essere uno tra i protagonisti. Ora è deposto a terra. Un tonfo lo accompagna. Aumenta la confusione, e il vociare si accalca intorno a quello che è rimasto di quell’uomo. È il suo turno adesso: in un attimo è spogliato dei pochi stracci che lo riparavano. Ancora qualche gesto, sonori colpi di martello e d’un tratto i due corpi aderiscono perfettamente - quello del seme divenuto albero, quello di un Dio diventato uomo. Gli stessi chiodi aguzzi li feriscono, affondando il ferro prima nella carne e poi nel legno. Il sangue con la resina ormai sono tutt’uno. Si erge a questo punto diritto in verticale, slanciato verso il cielo e molti, troppi sguardi si incrociano, come attirati verso l’uomo crocifisso. Qualcuno di sfida, altri curiosi, solo alcuni di indicibile dolore. Per quello era dunque nato il piccolo seme? Per quell’ora sul Golgota così straziante e priva di giustizia? Sì. Ma non era il solo. Anche colui che morente gli stava conficcato era venuto apposta al mondo per morire “malfattore”. Ma non finire lì. La storia continuava… Fu però indispensabile che un seme, uno tra i tanti nati in Palestina, si sviluppasse e offrisse la sua vita per diventare Croce. Talamo, manto di un re che si abbassò a tal punto di farsi nostro servo.
Tratto dal n. 191 di Eco di Maria.
La quaresima è un periodo penitenziale. La Chiesa insieme alla Madonna (vedi l'ultimo messaggio) ci invitano a fare penitenza con rinunce e digiuni, per allontanare la fame di mondo ed accrescere la fame di Dio. Ma molto spesso queste rinunce ci pesano ci è difficile farle con cuore gioioso. Sembra una contraddizione mortificarsi ed essere gioioso e così è difficile accettare l'invito che ci viene proposto.
Signore Gesù, sono davanti a Te e battendomi il petto Ti dico: Ecco il mio peccato! Ecco il mio peccato che ha provocato la Tua morte in Croce.