TOTUS TUUS

Messaggio del 25 Aprile 2008

«Cari figli, anche oggi vi invito tutti a crescere nell´amore di Dio come un fiore che sente i raggi caldi della primavera. Così anche voi, figlioli, crescete nell´amore di Dio e portatelo a tutti coloro che sono lontani da Dio. Cercate la volontà di Dio e fate del bene a coloro che Dio ha messo sul vostro cammino e siate luce e gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.»

Chi sono

Blogger: ggraceffa
Nome: giovanni graceffa
Un uomo felice, benedetto dal Signore, con una vita felice, allietata da una fantastica moglie e un meraviglioso figlio, nato il mio stesso giorno di trenta anni dopo, ed una stupenda figlia che il Cielo ci ha da poco donato per completare la nostra gioia.

Se ti va di ascoltare la mia musica clicca
Host unlimited photos at slide.com for FREE!

Skype Meâ„¢!

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Iscriviti e sarai aggiornato sui post con una email
Enter your Email


Powered by FeedBlitz

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 03 marzo 2006

Nascondi le tue buone opere

 

 

Da “Il libro della perfezione” di Martirio Sahdona.


Guai alla giustizia che l'orgoglio accompagna come uno spirito maligno. Guai alle opere che la vanità rode peggio del tarlo. Guai alle buone azioni e agli atteggiamenti in cui s'infiltra ‑la vanagloria che poi se ne impadronisce. Con sfrontatezza da delinquente, essa ne fa una gran pubbli­cità sbandierandole come dall'alto dei tetti.

È preferibile peccato con umiltà che giustizia con orgoglio; l'umiltà può cancellare i peccati e toglierne defini­tivamente la macchia, mentre l'orgoglio può annullare la giustizia e cancellarne ogni traccia.

Quanto a te, dissimula il più possibile le tue opere davanti agli altri. Raccogli e nascondi quello che fai, radu­nalo in casa tua, perché il vento degli elogi non lo disperda.

Seppellisci i tuoi tesori in fondo al cuore, perché non siano volatizzati dalla lode. Anzi, non lasciarli neppure lì, per tema che la memoria, pungolata dall'orgoglio, vada a riesumarli. Spediscili in cielo, presso il loro vero padrone che te li conserverà al sicuro.

Anche il tuo cuore dimori lassù, vicino ai tuoi tesori, perché la Scrittura ci insegna che dove è il nostro tesoro, là e anche il nostro cuore.' Tuttavia, lassù non rimanere a fissare i tuoi beni, ma contempla il tuo Signore. Cf. Mt 6,21

pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:14 | link | commenti
categorie: pensieri, chiesa, religione, meditazioni, preghiera, cattolicesimo, padri del deserto
giovedì, 02 marzo 2006

Meditazioni Quaresimali

La forza dell'orazione

 

 

Dai Detti dei Padri del deserto.

 

L' abate Evagrio diceva: "Se ti vien meno il coraggio, prega. Prega con timore e tremore, con ardore, sobrietà e vigilanza. Così bisogna pregare, soprattutto a motivo dei nostri nemici invisibili che sono malvagi e accurati nel male, perché principalmente su questo punto ci porranno ostacoli.

Quando ti alzi, dopo aver dormito, subito, per prima cosa, la tua bocca renda gloria a Dio. Dovrà intonare inni e salmi perché lo spirito continua a macinare per tutto il giorno come una mola il primo pensiero al quale si e attaccato fin dall'aurora, sia si tratti di grano che di zizza­nia. Per questo devi essere sempre il primo a gettare il grano, prima che il tuo nemico semini la zizzania".

Un fratello si reco presso un anziano che abitava sul monte Sinai e gli domandò: "Padre, dimmi in che modo si deve pregare, perché ho molto irritato Dio". L'anziano gli disse: "Figliolo, io quando prego dico così: Signore, con­cedimi di servirti come ho servito Satana e concedimi di amarti come ho amato il peccato".

Gli anziani dicevano: "Specchio del monaco è la preghiera .

mercoledì, 01 marzo 2006

Mercoledì delle Ceneri

 

Lo scopo della sobrietà

 

Dai "Capitoli di sobrietà" di Filoteo il sinaita.

 

Si dà in noi una guerra spirituale più ardua di quella visibile. Chi e impegnato nella ricerca della santità bisogna che corra e persegua questo scopo nel suo spirito: mettere perfettamente in serbo nel cuore il ricordo di Dio, come perla o pietra preziosa. E tutto bisogna trascurare, anche il corpo, e non tenere alla vita presente, per acquisire nel cuore Dio solo.

In chi ben conduce l'opera della sobrietà o e sollecito nel ben condurla con cuore puro, si dispiega come un cielo spirituale con sole, luna e stelle; nella contemplazione e nell'ascesa mistica egli diviene spazio del Dio che nulla può racchiudere.Chi ama la virtù divina, decida dunque di trasferire le parole in opere, mediante l'aiuto di Dio e con tutto lo slancio di cui è capace. Se trattiene con una certa violenza i suoi sensi, dai quali sa che l'anima patisce danno, rende più leggera la lotta e la guerra del cuore.

Respingi tutti i nemici esterni con alcuni accorgimenti e combatti i pensieri che essi generano dentro, valendoti di immateriali arti divine. Scaccia i pensieri con la fatica delle veglie; sii temperante nei cibi e nel bere, assottiglia il corpo per renderti facilmente leggera la guerra del cuore, beneficando così te stesso e non un altro. E soccorri l'anima con la considerazione della morte; raccogli il tuo intelletto disperso col ricordo di Gesù Cristo. L'intelletto, soprattutto di notte, e solito rasserenarsi con le luminose contemplazio­ni di Dio e delle realtà divine.

pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 07:50 | link | commenti
categorie: chiesa, religione, meditazioni, spiritualità, cattolicesimo, padri del deserto
giovedì, 22 settembre 2005

Dalle “Omelie” attribuite a Macario l’egiziano.
 
Dentro di noi agisce il male, suggerendoci inclinazioni perverse. Esso però non è in noi, tanto per fare un esempio, così come l’acqua si mescola con il vino. E’ in noi senza mescolarsi col bene. Noi siamo un campo in cui grano e zizzania crescono separatamente. Siamo una casa in cui c’è il ladro, ma c’è anche il padrone.
Siamo una sorgente che si trova in mezzo al fango, ma dalla quale sgorga acqua pura. Tuttavia, basta agitare il fango e la sorgente si intorbidisce. Così succede all’anima: se il male si sparge, forma tutt’uno con essa e la rende sordida. Col nostro consenso, il male e l’anima si uniscono, diventano complici.
Giunge però il momento in cui l’anima si libera per restare di nuovo sola. Si pente, piange, prega e si ricorda di Dio. Ciò non potrebbe farlo se fosse sempre immersa nel male.
E’ come in un matrimonio. Una donna si unisce ad un uomo e diventano una cosa sola. Ma un coniuge muore, l’altro resta in vita. C’è invece l’unione con lo Spirito Santo. Allora diventiamo con lui un solo spirito (1Cor 6,17). Veniamo interamente assorbiti dalla grazia.
pensato e scritto da: ggraceffa alle ore 19:10 | link | commenti (2)
categorie: chiesa, religione, meditazioni, cattolicesimo, padri del deserto